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giovedì 18 giugno 2026

Dove tutto può accadere

Dove tutto può accadere - Gabriella Greison

E' sempre un piacere passare qualche ora con la Greison, in compagnia dei fisici che hanno rivoluzionato il nostro modo di interpretare il mondo o, se preferite, di percepire la realtà. La fisica delle particelle ha portato una ventata di novità, le equazioni di Dirac, Schrodinger, Heisenberg, Pauli (quelli che Gabriella chiama "i Beatles" della fisica) hanno creato paradossi, hanno fato rizzare i capelli a molti, hanno scompigliato le carte e ancora non abbiamo capito bene come riordinarle. Questo libro in particolare è dedicato a Paul Dirac, colui che ha "inventato" l'antimateria e ci ha detto che quello che noi chiamiamo "vuoto" non è proprio vuoto, ma è un pullulare di particelle con energia negativa, invisibili, almeno fino a quando qualcuna di queste, con un salto quantico, diventa "percepibile" e si trasforma in parte della nostra realtà (o qualcosa del genere...chiedo venia). Qualche passaggio è un po' ostico per chi non ha dimestichezza con la fisica, ma il libro è soprattutto divulgativo, incentrato sul personaggio di Dirac, un uomo preciso, uno che guardava tutto come se fosse un'equazione, che amava vivere la vita quotidiana senza sorprese, un maniaco del controllo, una vita passata a scrivere formule, un matematico puro. E particolare attenzione va dedicata all'ultima parte del libro, dove la Greison parla di lei, del suo approccio allo studio e alla vita, del significato di "intenzione", dell'importanza dei sogni. Nelle ultime pagine c'è il motivo per il quale leggo sempre con grande piacere i libri di Gabriella.

"Con il principio di indeterminazione di Heisenberg diciamo che non tutto si può misurare, con l'equazione di Schrödinger possiamo affermare che non c'è nulla di definitivo nelle cose che non vediamo, con il principio di esclusione di Pauli possiamo sostenere che tutto è fatto di vuoto, con l'equazione di Dirac riempiamo quel vuoto e diciamo che il mondo è tutto ciò che accade e anche tutto ciò che può accadere."

"Ci sono persone che non hanno bisogno di nessuno. Traggono pace, armonia, allegria e conoscenza direttamente dallo spirito. È come se non avessero bisogno di intermediari. Se ci pensate, noi teniamo gli occhi chiusi quando gustiamo qualcosa di buonissimo, quando sogniamo, quando baciamo, quando preghiamo, quando piangiamo… perché le cose più belle della vita non sono fuori, ma dentro di noi."

"I libri ti dicono come sei. Gli estranei ti dicono come sei fatto. Funziona sempre così."

"Quelli che passano la vita a raccontare storie in realtà ne raccontano solo una. La propria. Che poi è anche il senso di tutto questo libro."

venerdì 22 maggio 2026

Il male esiste

Il volto del male - Stefano Nazzi

Dal seguitissimo podcast di Stefano Nazzi nasce questo libro, una raccolta di storie di cronaca su efferati crimini compiuti da killer italiani. Non un resoconto dettagliato dei delitti e delle indagini, ma uno sguardo suggestivo e disturbante su uomini che hanno ucciso senza pietà e per motivi apparentemente incomprensibili. Come nel podcast, anche nel libro, Nazzi si pone esclusivamente come voce narrante e si focalizza sul dopo, su quello che le indagini hanno permesso di scoprire. Non ci sono giudizi o tentativi di spiegare il male inferto gratuitamente da queste persone. Ai lettori è affidato il compito di cercare una motivazione, una spiegazione, sempre che esista. Forse, più semplicemente, ci sono persone che fanno del bene agli altri, per indole, senza avere nulla in cambio e ce ne sono altre che, al contrario, fanno del male, provocano dolore, uccidono. Devo dire che dopo aver letto questo libro mi sento più "normale". E non so se è un bene.


martedì 28 aprile 2026

Satana cala su Mosca

Il Maestro e Margherita - Michail Bulgakov

Un libro fantasmagorico, davvero bellissimo. E' grottesco, platealmente teatrale, suggestivo, tipicamente russo, ricercato, onirico, storico, e allo stesso tempo è angosciante, sensuale, macabro, addirittura splatter. E' incredibile, qui sembra che Fedor Dostoevskij sia uscito a cena con H.P. Lovecraft e con Clive Barker, e che insieme abbiano deciso di scrivere una demoniaca storia amorosa ambientata nella Mosca dei primi decenni del novecento. Bella la prosa, molto trascinante e scorrevole, con un linguaggio pulito, ricercato e immaginifico. E' un vero classico, ho aspettato troppo a leggerlo, e ora mi tocca metterlo tra i miei libri preferiti. Devo farlo, perchè è un romanzo che ha tante, troppe cose che mi piace trovare in un libro: il mistero, l'ironia, la paura, l'inafferrabilità delle cose, della vita. Quando la realtà diventa fumosa, poco comprensibile, quando perde i contorni e diventa indefinita, soggettiva, sono nella mia zona confort. I personaggi soprannaturali che popolano questa storia sono assurdi e allo stesso tempo tangibili. Sembrano usciti dalla tana del bianconiglio o da un antro schifoso, sono incredibili ma reali, seducenti, disturbanti e ridicoli. A un certo punto non sappiamo più se siamo a Mosca, a Gerusalemme o sulla "strada per il castello, oltre la città di Goblin" (cit. Labirinth), circondati da scostumati giullari, gatti che camminano su due zampe e cadaveri ambulanti. Detta così sembra di avere a che fare con un fantasy, ma è un libro stratificato che mischia la letteratura classica con quella fantastica: amori, arte, religione, oscure presenze, personaggi grotteschi. Un circo!

"Seguimi lettore! Chi ti ha detto che non esiste a questo mondo l'amore vero, fedele ed eterno! Al mentitore sia tagliata la malefica lingua."


lunedì 2 marzo 2026

Satantango

Satantango - Laszlo Krasznahorkai

Denso, drammatico, dissacrante, onirico e non so cos'altro. I personaggi di questo libro sono caricature , comparse teatrali, uomini e donne immersi nel fango della campagna ungherese, anime senza un futuro che arrancano nella povertà più assoluta, con una sigaretta tra le labbra e una bottiglia sempre a portata di mano. Vivono nei ricordi, e ripongono le loro speranze in un ambiguo e istrionico figuro, una sorta di profeta, in bilico tra "salvatore" e "traditore". Sarà lui a smuovere le acque, a far uscire queto manipolo di ubriaconi dalla loro baracca nel bosco, un luogo dove un lurido oste riempie bicchieri di brodaglie alcooliche, dove passano le vite e i racconti degli avventori, dove ogni tanto, al suono di una fisarmonica, si scatena un ballo senza regole, il "tango di satana". E' un libro nel quale la disperazione e la leggerezza vanno a braccetto. Ci si trova completamente prigionieri di questo sperduto villaggio ungherese, letteralmente immersi nel fango e nella pioggia, un non-luogo che sopravvive a fianco di un non ben precisato "stabilimento" in rovina, dove tutto, non solo la fabbrica, è in rovina: le case, le baracche, le persone. Si ha la sensazione di vivere in un mondo post-apocalittico, i luoghi descritti mi hanno ricordato il bosco che circonda la centrale dismessa di Cernobyl. In tutto questo marciume e nonostante le vite senza speranza dei personaggi, c'è spazio per qualche risata e c'è addirittura una sensazione di invidia per queste anime perse che riescono a vivere con ironia e spensieratezza le peggiori umiliazioni, i lutti, la dannazione a cui sono condannate. La prosa è densa, a tratti impegnativa, poetica e allo stesso tempo irriverente, sarcastica. La storia lascia un gusto amaro, le speranze restano tali, non c'è salvezza da una fine triste, non c'è modo di sfuggire al controllo (siamo osservati, pilotati, controllati, soggiogati da altri uomini, dalla natura, da cose inspiegabili). Mentre il racconto procede prende corpo anche un lato onirico, si insinua in noi la sensazione che le vicende si allontanino dalla realtà, perdano consistenza. Il tutto inizia con la perdita di coscienza dei personaggi: una sera, stremati dalla fatica, si addormentano tra incubi e deliri. La prosa stessa perde senso, le parole si legano e diventano illeggibili. Nei capitoli finali si apre una nuova prospettiva, che non può essere discussa per non spoilerare il libro. Leggerò sicuramente altro di Krasznahorkai, il primo incontro mi ha convinto. Nel frattempo mi allenerò a pronunciare il suo nome.

"Dio è stato un errore. Perché ho capito che tra me e un insetto, tra un insetto e un fiume, tra un fiume e un urlo che lo scavalca, non c'è alcuna differenza. Tutto è vuoto, senza senso, funziona solo a causa della pressione di una fluttuazione caotica, senza tempo, ed è la nostra immaginazione, e non il perpetuo fallimento dei nostri sensi, a portarci verso la continua tentazione della fede, nella speranza che prima o poi riusciremo a evadere dai nostri miseri rifugi. Non c'è scampo zuccone."

"Guardò tristemente il cielo funesto, i residui riarsi dell'estate segnata dall'invasione di cavallette, e improvvisamente su un unico ramoscello d'acacia vide passare la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno, e gli sembrò di percepire la totalità del tempo come un inganno farsesco nella sfera immobile dell'eternità, che attraversa la discontinuità del caos creando la satanica finzione di un percorso rettilineo, spacciando tramite una falsa prospettiva l'assurdo per necessità... e vide se stesso..."

venerdì 30 gennaio 2026

Il multiverso di Auster

4321 - Paul Auster

4321 è forse il lavoro più conosciuto di Paul Auster. Il romanzo è la storia di Archie Ferguson e della sua famiglia di ebrei immigrati a New York, con la particolarità che il libro è strutturato come un multiverso e al suo interno convivono quattro storie alternative o, se volete, parallele. I capitoli sono numerati con il numero del capitolo seguito da un secondo numero (da 1 a 4) che identifica quale linea del destino stiamo seguendo. Avremo così, ad esempio, i capitoli 3-1, 3-2, 3-3, 3-4 e a seguire 4-1, 4-2, 4-2, 4-4. All'inizio c'è un po' di panico, dato che abbiamo a che fare anche con una gran quantità di nomi e di intrecci famigliari. Io, dovendo per forza di cose spezzettare la lettura in molti giorni, ho risolto la cosa tenendo un foglietto con appunti nel libro, dove ho segnato solo gli eventi principali di ogni storia. Mi ha aiutato all'inizio di ogni nuovo capitolo a riepilogare mentalmente in che universo stavo navigando. Ho scelto di leggerlo in sequenza, così com'è stampato, saltando da una storia all'altra. Si fa senza grossi problemi, basta rompere il ghiaccio. In alternativa si può scegliere di leggere le quattro storie per intero, dall'inizio alla fine, per poi ripartire da capo con la seconda variante e così via. Non saprei dire quale sia la soluzione migliore. Io ho scelto la prima perché avevo l'impressione di rispettare maggiormente la proposta dell'autore, non volevo snaturare il meccanismo. Il libro è un viaggio nella storia degli Stati Uniti dagli anni '50 fino al 1970, con maggiore attenzione alla fine degli anni '60, nel periodo della guerra in Vietnam, delle occupazioni universitarie e delle furiose lotte per i diritti dei neri e degli immigrati. Sono gli anni del college, dei primi amori, dell'adolescenza di Archie e il suo periodo di passaggio alla vita adulta. E' un romanzo lungo (un migliaio di pagine) ma scorrevole e piacevole. La sua forza è proprio quella di focalizzare la nostra attenzione sull'alternativa, sul potere delle scelte, fatte o non fatte. Molto azzeccato anche il finale, sul quale non si può dire nulla per non rovinare la sorpresa a chi si vorrà cimentare con questo bel tomo. Un libro che ci dice che siamo sola una delle tante alternative delle persone che potevamo essere. Forse ogni bivio ci divide, un altro "noi" procede in altre direzioni, siamo immortali.

giovedì 25 dicembre 2025

Vibrazioni, possibilità, interazioni

Sull'eguaglianza di tutte le cose - Carlo Rovelli

Interazioni, probabilità, rapporti, rappresentazioni, è questa l'intricata e fumosa realtà di cui siamo parte. Ci relazioniamo con il mondo che conosciamo da dentro, osservandolo dall'interno, non c'è possibilità di guardarlo da fuori. Non siamo dei o creatori, non siamo osservatori esterni, siamo solo parte di ciò che cerchiamo di spiegare. Di cose infinitamente grandi, di cose estremamente piccole, di tempo, di questo e molto altro parla questo saggio di Rovelli. Insieme agli altri suoi libri ci presenta un modo "moderno" di concepire la realtà di cui facciamo parte, evitando di cadere nella tentazione delle verità assolute. E' inutile cercare leggi universali e incontrovertibili, certezze non modificabili: tutto è relativo e ogni cosa può essere percepita e spiegata in più modi. Lo stesso linguaggio che utilizziamo per spiegarci le cose è relativo e limitato, e anch'esso parte della "cosa". Una teoria scientifica non sostituisce altre teorie, il micromondo della fisica quantistica convive con il macromondo della fisica classica, non ci sono contraddizioni, solo sguardi diversi, più o meno dettagliati, diverse interpretazioni di sistemi in relazione tra loro. Queste sicuramente non solo parole che rendono giustizia a un testo così denso e complesso, sono quelle che mi escono appena terminata la lettura. Ogni singola cosa, materiale o immateriale, esiste in relazione a qualcos'altro, la si valuta rapportandola ad altro, nulla è "a se stante". Anche questo libro di Rovelli, come ogni altro suo libro che ho letto, e forse ancora di più, mi ha sconquassato e commosso, ha la forza di suggerire nuove prospettive, è uno sprone a rivedere le nostre timide certezze e ad accettare un mondo intricato e connesso come una fitta ragnatela. Leggete i libri di Rovelli, vale la pena.

"Credo che idee come certezza assoluta, esattezza assoluta, verità finale, ecc. siano frutto dell'immaginazione e che non dovrebbero essere ammissibili in nessun campo della scienza. Questo allentamento del pensiero mi sembra la più grande benedizione che la scienza moderna ci abbia dato. Perché la fede in un'unica verità e nell'essere il possessore di essa è la causa principale di ogni male nel mondo."

"Il mondo contiene noi, che in parte lo conosciamo, e il mondo di cui parliamo è ciò che ne conosciamo. E' il cerchio felice di cui siamo parte."

"La fisica stressa è un canto, con cui ci rivolgiamo al mondo e il mondo si rivolge a noi. E i diversi canti con cui cantiamo il mondo risuonano fra loro, si rispecchiano, si parlano. Questo sterminato affresco sonoro che disegnano insieme, di cui noi siamo al tempo stesso motivi, modulazioni e ascoltatori, è ciò che chiamiamo realtà."

"Non ci servono fondamenti ultimi, modelli assolutamente rigorosi, linguaggio perfettamente chiaro. Non ci servono certezze assolute. Ci serve la leggerezza della circolarità, della complessità, dell'ambiguità, delle metafore, delle emozioni, dell'accettazione dell'incertezza e del cambiamento."


martedì 9 dicembre 2025

Fiori per Algernon - Daniel Keyes

Fiori per Algernon è ritenuto un classico della letteratura di anticipazione o, se vogliamo, della letteratura di formazione. Io non lo avevo mai letto e sì, devo dire, mi è piaciuto. E' un racconto con base fantascientifica, ma è un dato che si riferisce esclusivamente all'esperimento che consentirà ai due protagonisti, un topo e un uomo, di espandere la propria intelligenza. Il tema del libro è tutt'altra cosa, volto a capire se l'intelligenza sia o meno la chiave per una maggior soddisfazione nella vita, il passaporto per la felicità, se sia effettivamente l'agognato traguardo del genere umano. E' un libro che suscita grande empatia col personaggio ed è per questo un racconto molto commovente. Le domande sono tante, una su tutte: Il possesso di una maggiore intelligenza e, di conseguenza, di una maggiore conoscenza dello scibile umano, può donare la felicità o avvicinarci maggiormente alla comprensione dell'uomo? E' logico pensare che sia così, ma forse la nostra soddisfazione nella vita passa attraverso i rapporti e le interazioni, gli eccessi e le sensazioni, più che attraverso la comprensione. Perchè la comprensione delle leggi che regolano il mondo sarà sempre e comunque parziale, condizionata, soggettiva: alla fine sarà sempre un'interpretazione. Troppa conoscenza e tanta intelligenza possono invece portare all'arroganza, all'insofferenza e all'intolleranza, alimentate dall'illusione di poter "capire". Pensare troppo può portare alla pazzia, certamente all'infelicità.


domenica 16 novembre 2025

Un po' vivo, un po' morto...

 
Ucciderò il gatto di Schrodinger - Gabriella Greison 

Un libro molto godibile, sia che vi piacciano i testi di divulgazione scientifica, sia che siate amanti del romanzo. Uno dei pregi di questo testo, infatti, è quello di riuscire a fondere la narrativa con il saggio. Ben scritto, scorrevole, mescola vita vissuta, sogni e teorie legate alla meccanica quantistica capaci di sconvolgere la nostra visione del mondo. Al cospetto delle equazioni dei fisici che popolano questo romanzo, Schrodinger su tutti, le nostre scarse certezze vacillano, poi cadono, per lasciare posto a una realtà fatta solo di interazioni e possibilità. Come ho già più volte scritto, sono letture che vale veramente la pena di affrontare, se non altro perché ci stimolano domande talmente grandi da metterci in ginocchio e ci aiutano a riordinare un po' la nostra scala delle priorità (è sballata, credetemi).  La Greison è brava, leggera anche nell'affrontare temi difficili, riesce a coinvolgere il lettore e a ficcargli nella testa una bella dose di incertezze sulla sua esistenza. Viva i "se" e i "ma", ci fanno vivere peggio forse, ma ne vale la pena. Io ne sono stato completamente coinvolto, e quando, verso la fine del libro mi sono imbattuto nella domanda delle domande "Chi è l'osservatore? Dove si trova? Chi guarda può solo guardare se stesso che guarda?", ecco , in quel momento ho capito che la Greison vive a Twin Peaks, e mi sono ritrovato finalmente, di nuovo, nel mondo del grande David Lynch, che mi diceva: viviamo in un sogno, ma chi è il sognatore? Leggetelo questo libro, per provare a dare un senso a questa vita, che un senso non ce l'ha (come cantava Vasco).

"Quando capisci che tutto è basato sulla probabilità e non su Newton, il mondo ti si sfalda in mano. E io l'ho appena capito."

"Ogni singolo individuo non è altro che uno degli aspetti di sé. Siamo tutti una grande illusione."

"L'immaginazione è più importante della conoscenza."

"Le cose iniziano a esistere solo nel momento il cui decidiamo di crederci."

"Succede, a volte, di aprire gli occhi e trovarsi al buio. Scoprire che tutto quello che credevamo di sapere non è poi così affidabile. Può capitare in un attimo, basta pochissimo. E poi non si può più tornare indietro."

lunedì 20 ottobre 2025

Il soccombente

Il soccombente - Thomas Bernhard

Al cospetto dell'eccellenza, della perfezione, un uomo può sentirsi autorizzato a mollare. È ciò che succede al protagonista di questo libro e all'amico compagno di studi, due grandi virtuosi del pianoforte, che si troveranno a condividere il loro percorso con Glenn Gould, un pianista dalle qualità inarrivabili. Quando si rendono conto che non potranno mai essere i migliori, preferiscono lasciare, dedicarsi ad altro nonostante la loro grande passione. Questo loro "mollare il colpo" si amplia al lasciare andare ogni cosa, fino all'estremo lasciare andare la vita stessa. Il libro non è la storia di Glenn Gould, ma piuttosto un libro esistenziale/esistenzialista, un libro che parla di ispirazione, di assoluta dedizione all'arte, del fallimento e dell'invidia conseguente, dell'impossibilità di realizzarci nelle nostre azioni, dell'impossibilità di "essere". Saranno/saremo tutti costretti a soccombere. La prosa è quella tipica di Bernhard, un flusso continuo, senza capitoli, senza interruzioni, come un sasso che rotola e prima o poi si schianta.

"Fuggiamo senza posa da una cosa all'altra e ci distruggiamo da soli. Non facciamo altro che scappare, fino a quando cessiamo di vivere."

"Noi non perdoniamo al padre di averci fatti, alla madre di averci gettato nel mondo e alla sorella di essere la perpetua testimone della nostra infelicità. Esistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati."

"Non siamo neanche capaci di vivere, non siamo in grado di esistere, giacche il verità non esistiamo, ma piuttosto veniamo esistiti!"

"Il soccombente è già stato messo al mondo come soccombente, è stato da sempre il soccombente, e se osserviamo con puntigliosa attenzione il mondo che ci circonda, stabiliamo che questo mondo è composto quasi esclusivamente da uomini che soccombono."

"Noi diciamo una parola e annientiamo un essere umano senza che questo essere umano da noi annientato, nel momento in cui pronunciano la parola che lo annienta, abbia cognizione di questo fatto micidiale."




venerdì 11 luglio 2025

Tempo

Tempo - Guido Tonelli

Tonelli indaga sul significato di "tempo" e sul perché non si è ancora trovato un modo per governare o almeno comprendere questa forza. Io sono morbosamente attratto dai libri su questo argomento, perché il tempo è di gran lunga il concetto più astratto e incomprensibile della nostra esistenza, di sicuro della mia. E' un elemento fondamentale della nostra realtà, forse l'unico sul quale non possiamo in nessun modo intervenire, almeno nel macroscopico mondo che abitiamo. E' ciò che dà significato al ciclo della vita, alle nostre esistenza fatte di nascita-ossidazione-morte, ed è allo stesso tempo ciò che toglie ogni significato ai nostri sforzi, alle nostre aspettative, ai nostri sogni, giacché non abbiamo modo ne di rallentarlo né di fermarlo, tanto meno di invertirlo. Il libro scende a tratti nello specifico, descrivendo con minuzia, ma relativa semplicità, le interazioni tra particelle elementari, i legami tra tempo ed energia, il concetto di entropia e molto altro. Lo consiglierei a chi non si scoraggia davanti a passaggi che richiedono molta attenzione, è un testo più scientifico che filosofico. Tonelli arricchisce anche con divagazioni sul concetto di tempo nella letteratura, nella musica e nelle arti, il che alleggerisce i capitoli con taglio più tecnico. 

"Ognuno di noi si lamenta dello scorrere del tempo e si angoscia all’idea che la sua esistenza possa finire troppo presto dimenticandosi che non abbiamo dovuto far nulla per entrare nel tempo delle generazioni. Un meccanismo biologico e materiale molto più grande di noi ha fatto sì che fossimo parte di questo lungo ciclo di alternanza di vita e di morte. Una volta entrati, per puro caso, nel ritmo delle genealogie, dovremmo solo occuparci di utilizzare bene il tempo che ci è stato gratuitamente messo a disposizione. Fossero anche solo pochi istanti."

"Un buco nero super-massiccio. Ormai risulta chiaro che ogni grande galassia ruota attorno a uno di questi oggetti così imponenti. Sembra quasi uno scherzo della sorte che le grandi trottole cosmiche, quelle che da sempre ci incantano, e che con il loro moto periodico e regolare hanno costruito la nostra visione del tempo, si siano aggregate attorno ai punti in cui il tempo non esiste. Il perno centrale, quello attorno al quale ruota imperturbabile la meravigliosa giostra del tempo, è vuoto di tempo."

"Si chiama entropia di uno stato la grandezza che misura il numero di stati microscopici corrispondenti allo stesso stato macroscopico. Gli stati a bassa entropia sono quelli determinati da un piccolo numero di combinazioni di stati microscopici equivalenti. Alta entropia significa che innumerevoli stati microscopici risultano indistinguibili sul piano macroscopico."

"Tutti gli organismi viventi comportano un consumo incessante di energia che di conseguenza fa crescere l’entropia dell’ambiente che abitano.  Gli stessi meccanismi che consentono la vita ne segnano il destino perché provocano usura, invecchiamento e morte. Qualcuno si è divertito a giocare con il concetto: la vita è un salmone che va controcorrente. In questo nostro mondo, mentre i componenti elementari continuano imperterriti la loro frenetica esistenza, tutti gli oggetti macroscopici si logorano, si consumano e perdono pezzi. Rocce e montagne lo fanno molto lentamente, mentre il processo di degrado delle forme viventi, come piante e animali, è assai più rapido. È ancora la crescita dell’entropia a dominare il fenomeno."

"Il materiale organico è materia organizzata in una forma complessa, energivora e molto delicata. Perché i cicli vitali si mantengano, deve essere rinnovato e riparato di continuo. Il meccanismo può funzionare per qualche tempo, ma prima o poi la spinta all’aumento dell’entropia prevale. Qualche centinaio di anni al massimo per gli animali più longevi, qualche migliaio per alcune piante molto speciali, ma arriva per tutti il momento in cui le strutture organiche complesse, sempre più danneggiate, ormai copie sbiadite di quelle originarie, si ossidano irrimediabilmente. Il legame con l’ossigeno forma composti più semplici, quasi elementari, e soprattutto molto più stabili, che non hanno bisogno di energia per sopravvivere, cui corrisponde un’entropia di gran lunga maggiore. Nella nostra cultura di scimmie antropomorfe abbiamo dato un nome speciale a questo precipitare improvviso dei processi di ossidazione: morte."

mercoledì 18 giugno 2025

L'invenzione della solitudine

L'invenzione della solitudine - Paul Auster

Il padre muore improvvisamente e il figlio, come spesso capita, si trova nelle stanze abbandonate, in silenzio, a svuotare cassetti colmi di ricordi, di vita vissuta. Una vita che non gli appartiene, che il figlio in larga parte non conosce, perché la conoscenza del genitore è filtrata da un rapporto inquinato dall'affetto, dalla sudditanza, da ruoli imposti. E' curioso pensare che, tra le nostre conoscenze, i genitori sono quelli che conosciamo meno. Lo scrittore attraversa le stanze intrise di solitudine, quella di suo padre. Quanta vita passiamo da soli, e cosa è esattamente la solitudine? Che significato ha una vita spesa ad accumulare ricchezze se poi siamo soli? Lo stesso Auster scrive che "La sua vita non ha significato. Il libro che sta scrivendo non ha significato." I ricordi di vita del padre e del nonno si fondono con i ricordi della vita dello scrittore, tra viaggi, tempo trascorso sui libri, rapporti famigliari, amici perduti, desideri mai realizzati. La seconda parte del libro di Auster è composto da brevi brani, ricordi, racconti, che compongono un "libro della memoria". Per la verità tutto risulta molto frammentario, disunito, racconti nei racconti, poco leggibile. Un libro che a tratti mi ha piacevolmente trascinato nel vortice dei ricordi di Auster, ma che non è riuscito a tenermi lì, si perde troppo.

"Che un uomo muoia senza causa apparente, che muoia solamente perché è uomo, ci spinge cosí vicino all’invisibile confine tra la vita e la morte da farci domandare su che lato di esso ci troviamo. La vita si fa morte, ed è come se quella morte avesse posseduto questa vita da sempre. Morire senza preavviso. Come dire: la vita si interrompe. E può interrompersi in qualunque momento."

"Comprendo che è impossibile entrare nella solitudine altrui. Seppure possiamo arrivare a conoscere molto parzialmente un altro essere umano, questo vale solo entro i limiti da lui stesso imposti."

"Ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere, e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un individuo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine. Un uomo solo è seduto in una stanza e scrive. Che parli di isolamento o di compagnia, di amicizia, il libro è necessariamente generato da una solitudine."


lunedì 7 aprile 2025

Settembre Nero

Settembre Nero - Sandro Veronesi

Sandro Veronesi mi è sempre piaciuto, ho letto quasi tutti i suoi romanzi. Lo trovo un bravo narratore, uno scrittore capace di tirarti dentro una storia con molta semplicità. In questo libro racconta la storia di un adolescente e di accadimenti che lo turberanno e che cambieranno per sempre la sua vita. Lo fa con un linguaggio semplice e coinvolgente, mantenendo un alone di mistero che ci accompagna per tutto il romanzo. E' un libro pieno di nostalgia e chi ha passato i cinquanta, come me, troverà modo di sbloccare tanti ricordi della sua infanzia e dei giorni trascorsi nelle lunghissime estati lontani dalla scuola, senza la compagnia dei telefonini e del mondo digitale. Il protagonista è un ragazzo di dodici anni che dovrà fare la sua prima esperienza con i dolori veri della vita, con i sensi di colpa, e la bravura di Veronesi è proprio quella di tenere in bilico la storia, arricchirla di aneddoti e ricordi, senza che il lettore riesca a mettere a fuoco il nodo della vicenda, con la costante sensazione di un disastro imminente che non si palesa fino all'inaspettato epilogo. Un bel libro secondo me, una lettura leggera ma non scontata, una storia nostalgica e romantica.

lunedì 3 febbraio 2025

Un bagliore

Un bagliore - Jon Fosse

"Mi sentivo vuoto, come se la noia si fosse trasformata proprio in quello, in un vuoto. O piuttosto in angoscia, perché avvertivo dentro di me una specie di paura mentre, lo sguardo assente e fisso in avanti, vedevo come in un nulla. Dentro un nulla."

Un uomo di fronte all'inaffrontabile, nella scrittura ipnotica di Ion Fosse. Un breve romanzo, o racconto, che narra di un uomo che si perde nella fine di un nulla cosmico. A ognuno la sua interpretazione. A me è piaciuto, questo scrittore mi piace veramente tanto.


giovedì 30 gennaio 2025

La casa dei silenzi

La casa dei silenzi - Donato Carrisi

Intrattenimento puro. Come ho più volte scritto Carrisi è cintura nera di thriller. E' capace di tenerti incollato alla pagina per ore. Frasi asciutte, capitoli veloci, un'esca che ti sembra sempre di poter prendere ma che ti trascina sempre alla pagina successiva, mosso da irrefrenabile curiosità. Altra cosa certa è che alla fine ti farà incazzare, ti farà sentire come uno che ha una gran sete e finalmente trova un bicchiere d'acqua fresca e quando lo beve scopre che è salata e non riesce a dissetarsi. 
E' sempre molto godibile, vale per tutti i libri della serie delle "case", con protagonista Pietro Gerber, ma anche per tutti gli altri. Letteratura leggera, se volete chiamarla così, ma quando avete voglia di staccare la spina e volete immergervi in una storia appassionante e spaventosa non c'è niente di meglio.

"Il giorno in cui il destino ti busserà sulla spalla ti sembrerà uguale a tutti gli altri."


domenica 12 gennaio 2025

Il Castello

Il Castello - Franz Kafka

Termino, con "Il Castello", la lettura dei tre romanzi incompiuti di Kafka. Mi verrebbe da dire che non potrebbe essere diversamente, Kafka non è compatibile con il termine "compiuto". Nulla è maggiormente incompiuto delle sue storie, del suo personaggio/alter-ego K. I comuni denominatori dei tre romanzi (America, Il Processo e Il Castello) sono proprio da ricercare sotto la luce dell'incompiutezza. K. è sempre alla ricerca di una realtà tangibile, di regole comprensibili, ma sempre sopraffatto da una realtà inafferrabile, fumosa, intricata e soffocante. Il castello, presso il quale K. è stato assunto come agrimensore, risulta inaccessibile  e mano a mano che i tentativi del protagonista per venire a capo dell'intricata situazione si moltiplicano, si moltiplicano anche le domande senza risposta, si confondono interpretazioni e personaggi, molti dei quali assumono caratteristiche quasi caricaturali, poco decifrabili. Il castello non è più solo un luogo fisico da raggiungere, ma si trasforma in un'entità inafferrabile. Si avverte proprio un senso di impossibilità a dare un senso compiuto alle cose, a mettere un punto alla fine di un pensiero. Tutto si complica e si rimane imprigionati in una ragnatela di accadimenti e interpretazioni. La realtà è avvolta da una nebbia impenetrabile, dietro la quale forse non si nasconde nulla. E' la rappresentazione del dramma dell'uomo, che no riesce a trovare un significato compiuto alla propria esistenza. Da leggere.


sabato 28 dicembre 2024

Il futuro

Il futuro - Naomi Alderman

Il nuovo libro della Alderman è attuale, una distopia molto vicina, fin dalle prime pagine percepibile come imminente. Si parla di un futuro prossimo, alquanto prevedibile, dominato dalle aziende big-tech o big-data, un mondo dove il possesso dei dati e la possibilità di pilotare le persone costituiscono la chiave del potere. Non è forse già così? Il mondo deve fare i conti con i cambiamenti climatici  e la disfatta del nostro ecosistema e su questo scenario si sviluppa la storia di tre tra le persone più ricche e influenti del pianeta, costrette a subire le conseguenze del loro ego smisurato. Saranno gli uomini a trovare una soluzione per salvare il pianeta dal collasso o sono proprio gli uomini quelli "di troppo"?. Il libro mi è piaciuto e le parti più futuristiche/fantascientifiche sono ben inserite in un contesto molto vicino alla realtà che sperimentiamo ogni giorno, rendendo il tutto molto palpabile e credibile. E' un libro attuale, fresco, nel linguaggio e negli argomenti. Nella sostanza parla dello smisurato egoismo umano, della sete di potere, che nella nostra malnata società si traduce con il possesso di grandi quantità di denaro. La logica del potere, del dominio. Se ci sarà una causa all'estinzione della razza umana, sarà la nostra incapacità di affrancarci da questa logica.

"Non me ne importa più niente. Un giorno le stelle si spegneranno a una a una, come in quel racconto di Arthur C. Clarke, ma prima il sole diventerà una supernova e farà evaporare i mari e in fondo siamo solo una specie inutile e le specie vivono e muoiono, è questo che fanno. Non ci sarà un pubblico né il giudizio universale né un redentore vivente e alla fine dello spettacolo non verrà nessuno a dirci il nostro punteggio e cosa potevamo vincere. Nessuno ricorderà la razza umana o gli Stati Uniti o San Francisco"

"Tutte le cose importanti erano già qui prima di noi e resteranno qui anche dopo di noi. Gli animali si vogliono bene. Fanno fatica e cercano il piacere, si rilassano al sole e si confortano a vicenda, odiano e si vendicano. Gli animali vogliono bene ai loro piccoli. Se pensate di volere più di questo, vi state solo illudendo. Soffriamo di arroganza incurabile e prima veniamo spazzati via meglio è."

lunedì 9 dicembre 2024

Lettera al padre

Lettera al padre - Franz Kafka

Il difficile rapporto di Kafka con il padre oppressivo, un uomo con una personalità e una sicurezza schiaccianti. Il molte parti di questa lunga lettera chi è padre si riconoscerà, perché nessuno è veramente esente da forzature inferte ai figli. E nessun figlio è estraneo dall'aver incolpato il genitore delle proprie debolezze, perché tutti abbiamo bisogno di un capro espiatorio per levarci di dosso il senso di inadeguatezza che ci affligge. Kafka ha sicuramente sofferto delle proprie debolezze fisiche e psicologiche e del conflittuale rapporto con il padre. Tutto questo si riflette senza dubbio sulla sua produzione di scrittore e probabilmente questo suo senso di sconfitta e impossibilità di prendere in mano le situazioni lo si ritrova nei suoi libri, anch'essi incompiuti, come la sua stessa vita.

martedì 3 dicembre 2024

Mattino e sera

Jon Fosse - Mattino e Sera

In questo breve romanzo Fosse, con la sua tipica, ritmata, musicale prosa, quasi una cantilena, che ormai riconosco così bene dopo aver letto le sue opere più lunghe e famose, esplora l'inizio e la fine della vita di un uomo, un umile pescatore. L'uomo viene dal nulla, esce dal corpo di una donna, e quando è la sua ora semplicemente svanisce e ritorna al nulla. Cosa c'è nel mezzo? Quanto conta quello che c'è tra il nulla e il nulla?

" ...il piccolo Johannes, vedrà la luce del mondo perché è cresciuto grande sano e bello nell’oscurità e nel calore della pancia di Marta, dal non esistere assolutamente si è trasformato in un essere umano, un bambino, sì, dentro la pancia di Marta si sono formate le dita delle mani, dei piedi e il viso, lì dentro si sono plasmati anche gli occhi e il cervello e magari ha anche qualche capello, e adesso, mentre la mamma Marta urla di dolore, verrà alla luce in questo mondo freddo dove sarà solo, separato da Marta, separato da tutti gli altri, sarà solo sempre solo e poi, quando verrà il momento, quando sarà la sua ora, si dissolverà e si trasformerà in nulla e ritornerà là da dove viene, dal nulla e al nulla, questo è il corso della vita, per esseri umani, animali, uccelli, pesci, case, recipienti, per tutto quello che esiste."

venerdì 11 ottobre 2024

...solo, miserabile, indifferente.

Gli indifferenti - Alberto Moravia

Solo, miserabile, indifferente. Queste tre parole riassumono lo stato d'animo di Michele, il vero protagonista di questo romanzo. Gli indifferenti è sicuramente un romanzo "esistenzialista", parte di quella corrente di pensiero, di quel modo di scrivere , di quel modo di vedere la propria vita tipici di scrittori come Sartre, Dostoevskij, Kafka, Camus e altri. Michele assiste al declino economico e morale della sua famiglia, vittima di un esuberante sfruttatore dongiovanni. Nonostante tutto ciò che lo circonda, le umiliazioni subite dalla famiglia, l'amore non corrisposto di una donna, la spavalderia di Leo, ambiguo seduttore e ricco uomo d'affari, è incapace di coltivare la rabbia, il rancore, l'amore. Gli stati d'animo lo attraversano, passano così come la vita gli scorre davanti. Ciò che può fare è assistere a ciò che accade, senza appassionarsi a nulla, senza provare rancore, senza dare o ricevere piacere, indifferente per lo più al mondo. Gettato al mondo.

"Tutta questa gente’ pensò, ‘sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo, e per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso"


lunedì 2 settembre 2024

Tutto va e viene

Le altalene - Mauro Corona

A Mauro sono affezionato e leggo ogni sua nuova uscita. Gli ultimi suoi libri, e questo non si discosta, hanno le caratteristiche del "memoir". Corona sembra imprigionato nei ricordi, incapace di scrollarsi di dosso il peso delle angherie subite, di un'infanzia dolorosa, di una gioventù scombinata. Si rischia di cadere un po' nella noia, quando apri il libro sai consa aspettarti, e quello trovi. Il lato positivo è che è sempre un ritorno a casa e infondo è quello che vuoi quando compri un suo libro. Le altalene, il titolo del libro, rappresentano l'andare e venire di ogni cosa: delle persone, delle stagioni, dei ricordi, degli amori, degli amici. Tutto va e poi ritorna, in un modo o nell'altro, salvo l'ultima andata, quella da cui non c'è ritorno. Mauro riflette sugli amici che ha perso, sull'amore negato dei genitori, sulla perdita del fratello e sulle ferite di un popolo, quello Ertano, disgregato e martoriato dalla tragedia del Vajont. L'affronto subito e l'ingordigia che l'ha causato, sono indelebili. Rispetto agli altri suoi libri ho trovato una maggiore attenzione alla scrittura, un passo più maturo, anche se ho preferito i romanzi, dove anche le credenze popolari, le storie tramandate hanno un peso, il peso della fantasia.

"E' sufficiente immaginare per contentarsi. E' quando si vuol realizzare progetti a tutti i costi che l'animo s'incattivisce. Raggiungere quel che ognuno vorrebbe è impossibile. A volte anche velleitario, capriccioso, pieno di vanità e gola di successo, di essere noti, all'attenzione del mondo. Quasi sempre è così e quasi sempre non avviene."