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martedì 28 aprile 2026

Satana cala su Mosca

Il Maestro e Margherita - Michail Bulgakov

Un libro fantasmagorico, davvero bellissimo. E' grottesco, platealmente teatrale, suggestivo, tipicamente russo, ricercato, onirico, storico, e allo stesso tempo è angosciante, sensuale, macabro, addirittura splatter. E' incredibile, qui sembra che Fedor Dostoevskij sia uscito a cena con H.P. Lovecraft e con Clive Barker, e che insieme abbiano deciso di scrivere una demoniaca storia amorosa ambientata nella Mosca dei primi decenni del novecento. Bella la prosa, molto trascinante e scorrevole, con un linguaggio pulito, ricercato e immaginifico. E' un vero classico, ho aspettato troppo a leggerlo, e ora mi tocca metterlo tra i miei libri preferiti. Devo farlo, perchè è un romanzo che ha tante, troppe cose che mi piace trovare in un libro: il mistero, l'ironia, la paura, l'inafferrabilità delle cose, della vita. Quando la realtà diventa fumosa, poco comprensibile, quando perde i contorni e diventa indefinita, soggettiva, sono nella mia zona confort. I personaggi soprannaturali che popolano questa storia sono assurdi e allo stesso tempo tangibili. Sembrano usciti dalla tana del bianconiglio o da un antro schifoso, sono incredibili ma reali, seducenti, disturbanti e ridicoli. A un certo punto non sappiamo più se siamo a Mosca, a Gerusalemme o sulla "strada per il castello, oltre la città di Goblin" (cit. Labirinth), circondati da scostumati giullari, gatti che camminano su due zampe e cadaveri ambulanti. Detta così sembra di avere a che fare con un fantasy, ma è un libro stratificato che mischia la letteratura classica con quella fantastica: amori, arte, religione, oscure presenze, personaggi grotteschi. Un circo!

"Seguimi lettore! Chi ti ha detto che non esiste a questo mondo l'amore vero, fedele ed eterno! Al mentitore sia tagliata la malefica lingua."


lunedì 2 marzo 2026

Satantango

Satantango - Laszlo Krasznahorkai

Denso, drammatico, dissacrante, onirico e non so cos'altro. I personaggi di questo libro sono caricature , comparse teatrali, uomini e donne immersi nel fango della campagna ungherese, anime senza un futuro che arrancano nella povertà più assoluta, con una sigaretta tra le labbra e una bottiglia sempre a portata di mano. Vivono nei ricordi, e ripongono le loro speranze in un ambiguo e istrionico figuro, una sorta di profeta, in bilico tra "salvatore" e "traditore". Sarà lui a smuovere le acque, a far uscire queto manipolo di ubriaconi dalla loro baracca nel bosco, un luogo dove un lurido oste riempie bicchieri di brodaglie alcooliche, dove passano le vite e i racconti degli avventori, dove ogni tanto, al suono di una fisarmonica, si scatena un ballo senza regole, il "tango di satana". E' un libro nel quale la disperazione e la leggerezza vanno a braccetto. Ci si trova completamente prigionieri di questo sperduto villaggio ungherese, letteralmente immersi nel fango e nella pioggia, un non-luogo che sopravvive a fianco di un non ben precisato "stabilimento" in rovina, dove tutto, non solo la fabbrica, è in rovina: le case, le baracche, le persone. Si ha la sensazione di vivere in un mondo post-apocalittico, i luoghi descritti mi hanno ricordato il bosco che circonda la centrale dismessa di Cernobyl. In tutto questo marciume e nonostante le vite senza speranza dei personaggi, c'è spazio per qualche risata e c'è addirittura una sensazione di invidia per queste anime perse che riescono a vivere con ironia e spensieratezza le peggiori umiliazioni, i lutti, la dannazione a cui sono condannate. La prosa è densa, a tratti impegnativa, poetica e allo stesso tempo irriverente, sarcastica. La storia lascia un gusto amaro, le speranze restano tali, non c'è salvezza da una fine triste, non c'è modo di sfuggire al controllo (siamo osservati, pilotati, controllati, soggiogati da altri uomini, dalla natura, da cose inspiegabili). Mentre il racconto procede prende corpo anche un lato onirico, si insinua in noi la sensazione che le vicende si allontanino dalla realtà, perdano consistenza. Il tutto inizia con la perdita di coscienza dei personaggi: una sera, stremati dalla fatica, si addormentano tra incubi e deliri. La prosa stessa perde senso, le parole si legano e diventano illeggibili. Nei capitoli finali si apre una nuova prospettiva, che non può essere discussa per non spoilerare il libro. Leggerò sicuramente altro di Krasznahorkai, il primo incontro mi ha convinto. Nel frattempo mi allenerò a pronunciare il suo nome.

"Dio è stato un errore. Perché ho capito che tra me e un insetto, tra un insetto e un fiume, tra un fiume e un urlo che lo scavalca, non c'è alcuna differenza. Tutto è vuoto, senza senso, funziona solo a causa della pressione di una fluttuazione caotica, senza tempo, ed è la nostra immaginazione, e non il perpetuo fallimento dei nostri sensi, a portarci verso la continua tentazione della fede, nella speranza che prima o poi riusciremo a evadere dai nostri miseri rifugi. Non c'è scampo zuccone."

"Guardò tristemente il cielo funesto, i residui riarsi dell'estate segnata dall'invasione di cavallette, e improvvisamente su un unico ramoscello d'acacia vide passare la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno, e gli sembrò di percepire la totalità del tempo come un inganno farsesco nella sfera immobile dell'eternità, che attraversa la discontinuità del caos creando la satanica finzione di un percorso rettilineo, spacciando tramite una falsa prospettiva l'assurdo per necessità... e vide se stesso..."

venerdì 30 gennaio 2026

Il multiverso di Auster

4321 - Paul Auster

4321 è forse il lavoro più conosciuto di Paul Auster. Il romanzo è la storia di Archie Ferguson e della sua famiglia di ebrei immigrati a New York, con la particolarità che il libro è strutturato come un multiverso e al suo interno convivono quattro storie alternative o, se volete, parallele. I capitoli sono numerati con il numero del capitolo seguito da un secondo numero (da 1 a 4) che identifica quale linea del destino stiamo seguendo. Avremo così, ad esempio, i capitoli 3-1, 3-2, 3-3, 3-4 e a seguire 4-1, 4-2, 4-2, 4-4. All'inizio c'è un po' di panico, dato che abbiamo a che fare anche con una gran quantità di nomi e di intrecci famigliari. Io, dovendo per forza di cose spezzettare la lettura in molti giorni, ho risolto la cosa tenendo un foglietto con appunti nel libro, dove ho segnato solo gli eventi principali di ogni storia. Mi ha aiutato all'inizio di ogni nuovo capitolo a riepilogare mentalmente in che universo stavo navigando. Ho scelto di leggerlo in sequenza, così com'è stampato, saltando da una storia all'altra. Si fa senza grossi problemi, basta rompere il ghiaccio. In alternativa si può scegliere di leggere le quattro storie per intero, dall'inizio alla fine, per poi ripartire da capo con la seconda variante e così via. Non saprei dire quale sia la soluzione migliore. Io ho scelto la prima perché avevo l'impressione di rispettare maggiormente la proposta dell'autore, non volevo snaturare il meccanismo. Il libro è un viaggio nella storia degli Stati Uniti dagli anni '50 fino al 1970, con maggiore attenzione alla fine degli anni '60, nel periodo della guerra in Vietnam, delle occupazioni universitarie e delle furiose lotte per i diritti dei neri e degli immigrati. Sono gli anni del college, dei primi amori, dell'adolescenza di Archie e il suo periodo di passaggio alla vita adulta. E' un romanzo lungo (un migliaio di pagine) ma scorrevole e piacevole. La sua forza è proprio quella di focalizzare la nostra attenzione sull'alternativa, sul potere delle scelte, fatte o non fatte. Molto azzeccato anche il finale, sul quale non si può dire nulla per non rovinare la sorpresa a chi si vorrà cimentare con questo bel tomo. Un libro che ci dice che siamo sola una delle tante alternative delle persone che potevamo essere. Forse ogni bivio ci divide, un altro "noi" procede in altre direzioni, siamo immortali.

martedì 9 dicembre 2025

Fiori per Algernon - Daniel Keyes

Fiori per Algernon è ritenuto un classico della letteratura di anticipazione o, se vogliamo, della letteratura di formazione. Io non lo avevo mai letto e sì, devo dire, mi è piaciuto. E' un racconto con base fantascientifica, ma è un dato che si riferisce esclusivamente all'esperimento che consentirà ai due protagonisti, un topo e un uomo, di espandere la propria intelligenza. Il tema del libro è tutt'altra cosa, volto a capire se l'intelligenza sia o meno la chiave per una maggior soddisfazione nella vita, il passaporto per la felicità, se sia effettivamente l'agognato traguardo del genere umano. E' un libro che suscita grande empatia col personaggio ed è per questo un racconto molto commovente. Le domande sono tante, una su tutte: Il possesso di una maggiore intelligenza e, di conseguenza, di una maggiore conoscenza dello scibile umano, può donare la felicità o avvicinarci maggiormente alla comprensione dell'uomo? E' logico pensare che sia così, ma forse la nostra soddisfazione nella vita passa attraverso i rapporti e le interazioni, gli eccessi e le sensazioni, più che attraverso la comprensione. Perchè la comprensione delle leggi che regolano il mondo sarà sempre e comunque parziale, condizionata, soggettiva: alla fine sarà sempre un'interpretazione. Troppa conoscenza e tanta intelligenza possono invece portare all'arroganza, all'insofferenza e all'intolleranza, alimentate dall'illusione di poter "capire". Pensare troppo può portare alla pazzia, certamente all'infelicità.


lunedì 20 ottobre 2025

Il soccombente

Il soccombente - Thomas Bernhard

Al cospetto dell'eccellenza, della perfezione, un uomo può sentirsi autorizzato a mollare. È ciò che succede al protagonista di questo libro e all'amico compagno di studi, due grandi virtuosi del pianoforte, che si troveranno a condividere il loro percorso con Glenn Gould, un pianista dalle qualità inarrivabili. Quando si rendono conto che non potranno mai essere i migliori, preferiscono lasciare, dedicarsi ad altro nonostante la loro grande passione. Questo loro "mollare il colpo" si amplia al lasciare andare ogni cosa, fino all'estremo lasciare andare la vita stessa. Il libro non è la storia di Glenn Gould, ma piuttosto un libro esistenziale/esistenzialista, un libro che parla di ispirazione, di assoluta dedizione all'arte, del fallimento e dell'invidia conseguente, dell'impossibilità di realizzarci nelle nostre azioni, dell'impossibilità di "essere". Saranno/saremo tutti costretti a soccombere. La prosa è quella tipica di Bernhard, un flusso continuo, senza capitoli, senza interruzioni, come un sasso che rotola e prima o poi si schianta.

"Fuggiamo senza posa da una cosa all'altra e ci distruggiamo da soli. Non facciamo altro che scappare, fino a quando cessiamo di vivere."

"Noi non perdoniamo al padre di averci fatti, alla madre di averci gettato nel mondo e alla sorella di essere la perpetua testimone della nostra infelicità. Esistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati."

"Non siamo neanche capaci di vivere, non siamo in grado di esistere, giacche il verità non esistiamo, ma piuttosto veniamo esistiti!"

"Il soccombente è già stato messo al mondo come soccombente, è stato da sempre il soccombente, e se osserviamo con puntigliosa attenzione il mondo che ci circonda, stabiliamo che questo mondo è composto quasi esclusivamente da uomini che soccombono."

"Noi diciamo una parola e annientiamo un essere umano senza che questo essere umano da noi annientato, nel momento in cui pronunciano la parola che lo annienta, abbia cognizione di questo fatto micidiale."




lunedì 3 febbraio 2025

Un bagliore

Un bagliore - Jon Fosse

"Mi sentivo vuoto, come se la noia si fosse trasformata proprio in quello, in un vuoto. O piuttosto in angoscia, perché avvertivo dentro di me una specie di paura mentre, lo sguardo assente e fisso in avanti, vedevo come in un nulla. Dentro un nulla."

Un uomo di fronte all'inaffrontabile, nella scrittura ipnotica di Ion Fosse. Un breve romanzo, o racconto, che narra di un uomo che si perde nella fine di un nulla cosmico. A ognuno la sua interpretazione. A me è piaciuto, questo scrittore mi piace veramente tanto.


martedì 3 dicembre 2024

Mattino e sera

Jon Fosse - Mattino e Sera

In questo breve romanzo Fosse, con la sua tipica, ritmata, musicale prosa, quasi una cantilena, che ormai riconosco così bene dopo aver letto le sue opere più lunghe e famose, esplora l'inizio e la fine della vita di un uomo, un umile pescatore. L'uomo viene dal nulla, esce dal corpo di una donna, e quando è la sua ora semplicemente svanisce e ritorna al nulla. Cosa c'è nel mezzo? Quanto conta quello che c'è tra il nulla e il nulla?

" ...il piccolo Johannes, vedrà la luce del mondo perché è cresciuto grande sano e bello nell’oscurità e nel calore della pancia di Marta, dal non esistere assolutamente si è trasformato in un essere umano, un bambino, sì, dentro la pancia di Marta si sono formate le dita delle mani, dei piedi e il viso, lì dentro si sono plasmati anche gli occhi e il cervello e magari ha anche qualche capello, e adesso, mentre la mamma Marta urla di dolore, verrà alla luce in questo mondo freddo dove sarà solo, separato da Marta, separato da tutti gli altri, sarà solo sempre solo e poi, quando verrà il momento, quando sarà la sua ora, si dissolverà e si trasformerà in nulla e ritornerà là da dove viene, dal nulla e al nulla, questo è il corso della vita, per esseri umani, animali, uccelli, pesci, case, recipienti, per tutto quello che esiste."

mercoledì 17 luglio 2024

Perturbamento

Perturbamento-Bernhard Thomas

Un medico è solito compiere lunghi viaggi in piccoli paesi e villaggi per visitare i suoi pazienti. Intraprende uno di questi viaggi col figlio, voce narrante del libro, nel tentativo di recuperare una situazione famigliare difficile. Il viaggio del medico col figlio, svela ciò che non vogliamo vedere: la malattia, la sofferenza, la vicinanza della morte. Sono le sensazioni e le paure che vogliamo accantonare, che stanno nascoste dietro l'angolo, in attesa che svoltiamo. Si prova una sensazione di schiacciamento, di ineluttabilità delle cose, una specie di presa di coscienza del dolore, come se il mondo, nonostante la sua apparenza, sia un luogo marcio, pieno di sofferenza. Un po' come le inquadrature di Lynch, che ci mostra un bel prato verde, fiorito, ma quando stringe l'inquadratura e la telecamera scende fin sotto il manto erboso, vediamo un pezzo di corpo umano, in putrefazione. Sotto il velo dell'apparenza ci sono il dolore, la violenza, la malattia, il putridume, la fine. L'uomo fugge da queste esperienze, ma ne è in qualche modo attratto, quasi che il contatto con la sofferenza ci regali la capacità di vivere emozioni più vere, ci faccia assaporare la vita con maggiore intensità. La visita al castello del principe sarà l'apice del "perturbamento". Egli cerca di domare il caos che regna nel suo cervello, senza successo. Cerca un significato alle cose che accadono, all'accadere della vita stessa. Disserta su natura e letteratura, arte e filosofia, di fatto incapace di sfuggire al suo immenso castello, fatto di mura reali ma anche psicologiche. Il pensare a fondo alla triste e inaccettabile condizione umana lo rende pazzo. Bernhard ci ammonisce: pensare a fondo, intensamente, cercare risposte, non può che condurci alla pazzia.
Così come accade nella vita del medico, anche nel lungo monologo del principe, si percepisce la centralità del rapporto padre-figlio e l'angoscia di fronte alla scoperta che i figli non sono un proseguimento dei padri: sono persone diverse, che abitano una realtà diversa, disconnessi dalla nostra visione del mondo e disposti a distruggere tutto ciò che i padri hanno creato nella loro illusione di poter tramandare la loro esperienza su questa terra. Tutto è destinato alla fine: la tenuta e il castello, dal passato glorioso, saranno smembrati, venduti e abbandonati. Non c'è futuro per nulla, né per le cose, né per gli uomini. E pare che la morte sia l'unica condizione capace di rendere le persone capite e amate.
Un libro molto bello, con una scrittura ipnotica, che meriterebbe una rilettura. 

"Quello che c'è di essenziale in una persona viene alla luce soltanto quando dobbiamo considerarla perduta per noi, nel momento in cui, ormai, questa persona può soltanto dirci addio. Ad un tratto, in tutto ciò che che in esse è ormai soltanto preparazione alla morte definitiva, questa persona può essere riconosciuta nella sua verità."

"È la povertà che fa gli uomini uguali, tutto, anche la più grande ricchezza diventa povertà in mano agli uomini. Negli uomini la povertà nel corpo come quella nello spirito è sempre, al tempo stesso, una povertà corporea e spirituale, il che, necessariamente, li rende ammalati e pazzi."

"In effetti il mondo è un palcoscenico sperimentale si cui si prova in continuazione. Dovunque guardiamo, vi è un continuo imparare a parlare, a camminare, a pensare, a recitare a memoria, a ingannare, a morire, a essere morti, tutto il nostro tempo se ne va in questo."

"...la vita è una scuola, nella quale si insegna la morte."

"Ci possiamo divertire come ci pare, ma quello che ci interessa è sempre e soltanto la morte."




martedì 23 gennaio 2024

L'educazione delle farfalle

L'educazione delle farfalle - Donato Carrisi

Non potevo non leggere l'ultimo parto della mente di Carrisi, dato che nel suo filone lo ritengo un asso. La più grande dote di Carrisi-scrittore è quella di saper tenere sempre alta la suspense, infliggere il dubbio, con quella sua scrittura semplice e tagliente al punto giusto. La storia monta piano piano, le carte si girano una alla volta, salvo poi essere sparpagliate dal vento, raccolte da terra e rimesse sul tavolo in un modo diverso, con altra logica, con nuovo senso. Quello di scompigliare tutto è un altro dei tratti tipici di Carrisi. Forse ne abusa un po', rendendo qualche volta le situazioni poco verosimili, drogando un po' la narrazione con eventi poco probabili. Ma poi, ci viene da dire, chissenefrega... perché la vita è anche così, a volte piatta e insignificante, a volte piena di sorprese e di coincidenze. La scrittura è molto "scenografica", capace di evocare immagini. Chissà se anche questo libro ispirerà un film, di sicuro molte scene le vivrete in anteprima leggendo il libro. Vorrei aggiungere qualcosa sulla trama e soprattutto sul finale, che dividerà molto i lettori e che evoca un seguito, ma è davvero impossibile non spoilerare il contenuto, quindi non dirò niente. Vale la pena leggerlo senza sapere nulla. Non il migliore Carrisi che ho letto, ma sempre piacevole.

"Solo le madri riuscivano a pensare a un figlio come a un peso e anche come a una benedizione. Solo le madri riuscivano a voler bene e insieme a detestare il frutto del proprio ventre. Solo una madre poteva comprendere come fosse possibile un simile compromesso fra odio e amore. E solo una madre, dopo aver perso un figlio, poteva salvare la propria coscienza da una simile contraddizione."

"Noi pensiamo di rammentare il passato, ma il più delle volte non è così: se avessimo una macchina del tempo e potessimo guardare indietro, ci renderemmo conto che quelli che chiamiamo ricordi corrispondono solo in parte a ciò che è realmente accaduto."


venerdì 5 gennaio 2024

Melancholia

Melancholia I-II - Ion Fosse

Dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura, ero curioso di leggere qualcosa di Fosse. C'è poco di tradotto in italiano ma ora si inizia a pubblicare qualcosa. Scelgo Melancholia e mi immergo. Ed è un'immersione vera, ve lo giuro. Fosse è un fiume in piena, un continuo flusso di pensiero, inarrestabile, un vortice che ti trascina giù e ti lascia senza fiato. La prima parte è un viaggio nella mente di Lars Hertervig, aspirante pittore, tormentato dal passato, dalle passioni e dall'amore, un viaggio in discesa, verso la follia. La scrittura di Fosse è ipnotica, ritmica, ripetitiva, ridondante. Il risultato è che ci si trova immersi nei pensieri del protagonista, nelle sue paure, nelle sue smanie, nei suoi loop mentali. È un po' come quando ti corichi la sera e osservi il buio, ricostruisci la tua giornata, poi pensi a ciò che devi fare, a cosa vorresti fare, a cosa gli altri vorrebbero che tu facessi, a come sono andate le cose, a come vorresti fossero andate, a cosa pensano gli altri, a cosa desideri, a cosa è reale e cosa non lo è. E tutto questo si mescola e ne esce un indecifrabile intruglio, un impasto di desideri, di visioni, di realtà alternative, di immagini inafferrabili. La seconda parte parla di uno scrittore che cerca di scrivere un libro sul pittore Lars Hertervig, ma si ritrova poi sconfitto dagli stessi drammi esistenziali. La terza parte (Melancholia II) ruota intorno a Oline, una sorella di Lars, che rivive episodi delle giovinezza del pittore e delle sua famiglia, le sue stranezze e le sue psicosi, ed è costretta a fare i conti con la morte e la vecchiaia. C'è una sensazione di ineluttabilità delle cose, di impotenza. È questa sensazione che mi lascia il romanzo di Fosse. L'impossibilità di afferrare e accettare una realtà, un destino. L'impossibilità di non soccombere ai nostri impulsi, ai nostri sogni, all'arte, alla follia.


lunedì 4 settembre 2023

Chi siamo veramente?

Trilogia di New York - Paul Auster

-Città di vetro
-Fantasmi
-La stanza chiusa

Il mio primo incontro con Paul Auster. Tre brevi romanzi con un sottofondo da noir/poliziesco, ambientati a New York, nella quale saremo invitati a perderci e a non ritrovarci. Le identità dei personaggi si confondono, si mescolano: l'osservatore è osservato, chi cerca è ricercato, chi scrive la storia è anche il lettore della stessa. Tracce di metanarrativa e grande capacità di creare un ambiente fumoso, dove tutto chiede di essere interpretato. Non c'è un protagonista delle storie, ci sono identità che si confrontano e si scambiano. Possiamo decidere di abbandonare la nostra identità, di cambiarla? Nessuno è sicuro di interpretare se stesso e tutto sembra frutto di un "io" che si moltiplica. Ci si perde facilmente. C'è qualcosa di Kafka in questi racconti o per lo meno io lo percepisco. Bel libro e mi riprometto di leggere altre sue cose.

"Nulla è reale fuorché il caso."

"Le cose muoiono quando noi moriamo, e in verità moriamo tutti i giorni."

"A conti fatti, la vita si riduce a una somma di incontri fortuiti, di coincidenze, di fatti casuali che non rivelano altro che la loro mancanza di scopo."




giovedì 5 gennaio 2023

Il suggeritore

Il suggeritore - Donato Carrisi

Un thriller intricato, molto "visivo".  Leggendolo si ha l'impressione di assistere a film come "Seven", "Silence of the lambs" o altri. Il libro è il primo successo di Carrisi, tradotto il tutto il mondo, un successo meritato. Carrisi è attento ai dettagli, la trama è molto (a volte troppo) ricca di sorprese, la suspense è sempre alta, non ci si schioda dalla lettura. In parte ispirato a fatti realmente accaduti, il romanzo è avvincente e inquietante. Assolutamente consigliato per gli amanti del genere.

"I bambini non vedono la morte. Perchè la loro vita dura un giorno, da quando si svegliano a quando vanno a dormire."

"La morte, specie se violenta, esercita uno strano fascino sui vivi. Davanti a un cadavere diventiamo tutti curiosi. La morte è una signora molto seducente."

"Il dolore non esiste, come tutta la gamma delle emozioni umane d'altronde. E' solo questione di chimica. L'amore è questione solo di endorfine. Siamo solo macchine di carne."

mercoledì 26 ottobre 2022

Yossl Rakover

Yossl Rakover si rivolge a Dio - Zvi Kolitz

Uno dei libri più corti che ho mai letto e uno dei più intensi. La breve storia narra di un uomo, un ebreo, che scrive una lettera nelle ultime ore della sua vita, rintanato in un edificio distrutto dai cannoni tedeschi nel ghetto di Varsavia. Per mesi è fuggito per le campagne, senza cibo, muovendosi di notte, nascosto di giorno, sotto i colpi dell'esercito nemico. Ha visto morire la moglie e uno a uno i suoi bambini, tra atroci sofferenze. Di questo periodo dice: "...la vita è una disgrazia, la morte una liberazione, l'uomo è un flagello, la bestia un ideale, il giorno è terrore, la notte sollievo." Quasi morto per inedia, attende il colpo finale, lottando fino alla fine. Si rivolge al suo dio e, sorprendentemente, non è in collera con lui per tutto ciò che ha dovuto subire e il massacro della sua famiglia. Non lo odia, lo sfida e lo rimprovera, la sua fede è incondizionata e rafforzata dai suoi patimenti. La normale reazione dell'uomo a una tale mattanza di innocenti è l'ateismo, e invece la fede dell'uomo nel suo dio diventa ancora più grande, è spiazzante, soprattutto per chi non non ha fede in alcun dio. Un saggio camuffato da racconto. Da leggere.


giovedì 6 ottobre 2022

Divagazioni

Divagazioni - Emil Cioran

La malinconia di Cioran è contagiosa. La vita non ha senso. Un libretto di frasi e aforismi che si può "assumere" a piccole dosi quotidiane, come una pillola. Una pillola che ci aiuta a percepire l'inutilità e il non-senso della nostra esistenza.

"Non v'è in noi l'istinto di morire. Solo così si spiega perché tra la vita e la morte, in fondo ugualmente insopportabili, la prima è privilegiata mentre la seconda è screditata. La vita è un'intollerabilità che abbiamo ereditato, che conosciamo tramite il sangue; la morte, invece, la impariamo, senza arrivare mai a conoscerla, e per di più: senza essere interessati a conoscerla."

"La morte quotidiana delle notti è l'unico rimedio trovato dalla natura per guarire dalla vita."

"Certamente la vita non ha alcun senso; ma è ancora più certo che noi viviamo come se ne avesse uno."

"Ogni punto nello spazio è un crocevia di strade che portano tutte alla morte, così come ogni punto nel tempo è la misura della distanza che ci separa da essa. Qualunque strada si voglia prendere, è lo stesso. I passi, comunque orientati, hanno sempre la stessa direzione."

"A volte mi sembra di essere il più grande eroe mai esistito, per aver preso la decisione assurda, che supera la follia e qualsiasi avventura mai vissuta da un essere: la decisione di vivere sulla terra."

"Tutti gli istinti ci difendono dalla morte; ma nulla ci difende dalla vita. Tra i due mali, la nostra posizione appare insolubile."

"L'assenza di sofferenza della morte è una prospettiva che ci terrorizza; ma la realtà dolorosa della vita è il terrore stesso. Concepire un mondo estraneo all'una e all'altra? Da quando pensa e soffre, l'uomo non ha fatto altro. Vi ha aggiunto solo il suo ruolo - e il proprio fallimento."

"La differenza tra essere e non essere è quella tra la nausea e la sua assenza."

"Vi è una tristezza dell'impotenza e una della conoscenza. In entrambe, la creatura sconta i propri limiti."

"Il problema non è tanto come si possa morire per qualcosa, ma come si possa vivere per niente."

martedì 2 agosto 2022

La balena alla fine del mondo

La balena alla fine del mondo - John Ironmonger

La storia di un uomo che fa i conti con un'apocalisse moderna. Un romanzo tutto sommato leggero, ma che fa vibrare qualche corda giusta. Lo stile di vita occidentale si regge in sottile equilibrio sull'economia del consumo. Tutto gira intorno ai soldi purtroppo e tutto può cadere per una banalità, per un evento naturale. Si possono prevedere le catastrofi? Sono davvero catastrofici gli eventi che consideriamo tali? Stiamo andando nella direzione giusta?

"Gran parte della nostra esistenza è come guidare il autostrada. Non abbiamo altra scelta se non proseguire. L'unica forma di controllo possibile è la velocità del viaggio. Ma ogni tanto compare un'uscita. Abbiamo solo un istante per decidere."

"Di cosa muoiono le persone?"

"Crediamo che la nostra società sia resiliente. Pensiamo possa sopportare tutto ciò che la vita le butta addosso, ma ci sbagliamo. Complessità. E' la nostra debolezza."

"A volte la vita lo fa. A volte traccia una linea. Oltre questa linea, direbbe la vita, niente sarà più lo stesso. Domani il sole sorgerà, ma sorgerà su un mondo diverso."

mercoledì 22 giugno 2022

Il corriere colombiano

Il corriere colombiano - Massimo Carlotto


Altro capitolo della serie di romanzi che Carlotto ha dedicato a Marco Buratti, alias "l'alligatore". Ex cantante blues, conduce ora una vita losca, aiutando qualche avvocato a togliere dai guai clienti facoltosi, utilizzando le sue conoscenze negli ambienti malavitosi del Veneto (conoscenze acquisite in carcere, dove l'alligatore ha scontato una pena da innocente). Una vita da "deluso dalla vita", fatta di club, ricordi, alcool, sigarette e notti insonni. Compagni di sventura il malavitoso Rossini e Max la Memoria, amico ed ex attivista, con molte conoscenze nel mondo torbido della politica e della giustizia. In questo capitolo si parla di droga e spaccio, ma i veri protagonisti sono sempre gli insabbiamenti, la corruzione e le ingiustizie. Sempre molto spassoso da leggere. 

Viva l'alligatore!

domenica 5 giugno 2022

Quattro stagioni per vivere

Quattro stagioni per vivere - Mauro Corona

La storia di un uomo che, braccato da due sanguinari fratelli in cerca di vendetta, trascorre quattro stagioni all'addiaccio, sui monti, con la sola compagnia del fedele cane. La crudeltà dell'inverno, i pericoli della montagna, la solitudine e la paura, lo cambieranno, rendendolo consapevole della magia di ciò che lo circonda. Odio, fuga, paura, vendetta, amore, solitudine, nuovi amici, vecchi nemici...Mauro è sempre schietto come il vino, ruvido come corteccia e ha la saggezza dell'esperienza. Tutti i suoi romanzi vengono dal vissuto, tutto racconta l'uomo e la natura. E tutto è così distante dal nostro modo di vivere, fatto per lo più di "intrattenimento" a ogni livello. Si respira vita vera, sanguigna, spietata nei libri di Corona. Bravo Maurino, hai la saggezza di chi ha vissuto e letto molto.

"Per vivere appieno occorre sentire la morte addosso."

"Nessuno esce indenne dalla vita."

martedì 24 maggio 2022

La gaia scienza

La gaia scienza - Friedrich Nietzsche

Un testo impegnativo, ma se uno decide di accostarsi ai grandi pensatori, se lo aspetta. Una lettura che concede poca distrazione, ma che, data la forma, può essere fatta anche a piccole dosi. L'errore che fanno in molti è di evitare i testi filosofici perché hanno l'impressione che siano incomprensibili o troppo dispendiosi in termini di tempo e impegno. Ma gli stimoli e le domande che ci regalano questi testi sono fondamentali. In fondo è questo che cerchiamo in tutti i libri che leggiamo e in tutte le esperienze che facciamo. Cerchiamo una risposta alle domande universali, al senso del vivere, al significato di quella che è la nostra esperienza del mondo. Cerchiamo un senso alla "realtà" e alla nostra esistenza. E allora facciamolo uno sforzo in più, ne vale la pena. I filosofi, ancora di più quelli del novecento, più vicini a noi e al nostro modo di vivere e più consci delle scoperte e dei traguardi della scienza, ci aiutano nel nostro tentativo di capire, o almeno ci suggeriscono quali sono le domande. Le risposte spesso mancano, sono ipotesi, possibilità. Risposte certe nessuno le avrà mai, moriremo con le domande che ci frullano in testa, ma questa è la nostra immutabile condanna.

"Mettete alla prova la vita degli uomini e dei popoli migliori e più fecondi, e domandatevi se un albero, che deve crescere superbo in altezza, possa fare a meno del maltempo e della bufera: se inclemenza e contrarietà dall’esterno, se una qualche forma di odio, di gelosia, di caparbietà, di diffidenza, di durezza, di avidità e di violenza non appartenga alle condizioni più favorevoli, senza le quali è a malapena passibile, sia pure nella virtù, un grande sviluppo. Il veleno, che fa perire la natura più fragile, rinvigorisce il vigoroso – per costui non ha neppure il nome di veleno."

"Ciò che sappiamo di noi stessi e conserviamo nella memoria non è così decisivo per la felicità della nostra vita come si pensa. Un bel giorno ci piomba addosso quello che gli altri sanno di noi (o credono di sapere) – e allora riconosciamo che è questa la cosa più potente. È più facile farla in barba alla propria cattiva coscienza che alla propria brutta reputazione."

"Dopo che Buddha fu morto, si continuò per secoli ad additare la sua ombra in una caverna – un’immensa orribile ombra. Dio è morto: ma stando alla natura degli uomini, ci saranno forse ancora per millenni caverne nelle quali si additerà la sua ombra. – E noi – noi dobbiamo vincere anche la sua ombra!"

"L’ordine astrale in cui viviamo è un’eccezione; quest’ordine e la considerevole durata, di cui è la condizione, hanno reso a loro volta possibile l’eccezione delle eccezioni: la formazione dell’organico. Il carattere complessivo del mondo è invece caos per tutta l’eternità, non nel senso di un difetto di necessità, ma di un difetto di ordine, articolazione, forma, bellezza, sapienza e di tutto quanto sia espressione delle nostre estetiche nature umane."

"L’universo non è perfetto, né bello, né nobile e non vuol diventare nulla di tutto questo, non mira assolutamente ad imitare l’uomo! Non è assolutamente toccato da nessuno dei nostri giudizi estetici e morali! Non ha neppure un istinto d’autoconservazione e tanto meno istinti in generale: non conosce neppure leggi. Guardiamoci dal dire che esistono leggi nella natura. Non vi sono che necessità: e allora non c’è nessuno che comanda, nessuno che presta obbedienza, nessuno che trasgredisce. Se sapete che non esistono scopi, sapete anche che non esiste il caso: perché soltanto accanto ad un mondo di scopi la parola «caso» ha un senso. Guardiamoci dal dire che morte sarebbe quel che si contrappone alla vita. Il vivente è soltanto una varietà dell’inanimato e una varietà alquanto rara."

"Siamo costantemente soltanto in nostra compagnia."

"Temo che gli animali vedano nell'uomo un loro pari che abbia perduto in modo estremamente pericoloso il sano intelletto animale, è infatti un animale folle, un animale che ride, un animale che piange, un animale infelice."



giovedì 31 marzo 2022

Tutti i nomi

Tutti i nomi - José Saramago

Il protagonista di questo romanzo si chiama José, come lo scrittore, ed è l'unico che ha un nome in questo libro. José lavora in un immenso archivio anagrafico e raccoglie (colleziona) documenti sui personaggi più famosi della zona (non è dato sapere dove si trova questa zona). Stila una classifica dei personaggi più famosi e influenti, c'è chi sale e chi scende, chi è sommerso e chi è salvato... "La collezione del Sig. José assomiglia molto alla vita" dice lo stesso Saramago. Un giorno però José decide di indagare non su un personaggio famoso, ma su una sconosciuta. Una sorta di amore lo costringerà a ricostruire la vita di questa donna mai vista. E' un libro bellissimo e la scrittura di Saramago, come sempre, è ricercata e stupenda, con quel suo modo di raccontare fluido, con dialoghi non virgolettati, con estrema cura. Saramago è uno che sa scrivere. Il tema di fondo del libro è l'enorme archivio anagrafico situato in un antico palazzo che, come un labirinto, contiene i dati di tutti i vivi e i morti, contiene tutti i nomi, i nomi di chi è vissuto, di chi è vivo e di chi è morto. Il conservatore, capo dell'archivio (la conservatoria) ricorda un dio-burattinaio che muove le fila dell'esistenza. La divisione tra vivi e morti verrà messa in discussione, generando un ibridazione delle due condizioni; "...riuniamo in un solo archivio, che d’ora in poi chiameremo semplicemente storico, i morti e i vivi, rendendoli inseparabili in questo luogo (la conservatoria), giacché là fuori la legge, il costume e la paura non lo consentono."

"Al contrario di quanto in genere si crede, senso e significato non sono mai stati la stessa cosa, il significato si percepisce subito, è diretto, letterale, esplicito, chiuso in se stesso, univoco per così dire, mentre il senso non è capace di starsene tranquillo, brulica di significati secondi, terzi e quarti, di direzioni raggianti che si vanno dividendo e suddividendo in rami e ramoscelli, fino a che si perdono di vista, il senso di ogni parola assomiglia a una stella quando si mette a proiettare le maree vive nello spazio, venti cosmici, perturbazioni magnetiche, afflizioni."

"... D'altro canto la pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo."

"Per morire basta essere vivi."

"...i soffitti delle case sono l’occhio multiplo di Dio."



mercoledì 9 marzo 2022

La casa senza ricordi

La casa senza ricordi - Donato Carrisi

Dopo aver letto "La casa delle voci" non potevo non leggere il nuovo romanzo di Carrisi, che ci propone una nuova avventura di Pietro Gerber, l'addormentatore di bambini. Carrisi è proprio bravo, mantiene costante la presa sul lettore, rivela piano piano e stuzzica la curiosità. Ipnosi, psicosi, violenza si mescolano con la vita di tutti i giorni, assottigliando la linea di confine tra le varie realtà che compongono la nostra esperienza del mondo. Il finale (aperto?) può non piacere, non posso dire di più per non spoilerare... Per me è stata una conferma, leggerò sicuramente anche gli altri suoi romanzi.

"...i bambini sono depositari delle verità assolute dell’esistenza. È solo che gli adulti non vogliono sentirsele rivelare. Perché, a differenza dei bambini, gli adulti hanno perso l’innocenza per accettare cose banalissime come la morte, oppure che non sempre è facile distinguere il bene dal male."

"Ascolterai ciò che ho da dire... fino in fondo."