L'avversario - Emmanuel Carrére
Un libro davvero raggelante. La storia di un uomo che ha vissuto prigioniero della menzogna. Un uomo che è stato incapace di accettare le sue debolezze e la sua inadeguatezza, costruendo una sorta di realtà alternativa dalla quale non è più riuscito a fuggire. Incapace di ammettere e confessare una vita costruita nella bugia e nell'invenzione, pilotato da un "demoniaco" alter-ego, metterà fine al suo teatro nel modo più allucinante possibile: sterminando tutta la sua famiglia. E' un racconto che non lascia indifferenti. Carrére ricostruisce la vita di Romand prima del tragico fatto di cronaca, ripercorrendo gli eventi che lo hanno portato a una lenta discesa in un abisso di invenzioni e fantasie. Lo fa con grande bravura e distacco, senza lasciarsi andare a giudizi. Di suo avevo già letto la biografia dedicata al grande P.K. Dick, uno dei miei scrittori preferiti, anch'essa bellissima. L'Avversario è un libro che lascia sensazioni strane, irrisolte. Perché la macabra e triste storia di Romand ci cattura e ci interessa tanto? Secondo me perché mette in discussione la realtà, sdoganando la possibilità di creare un altro "noi stessi" rischiando di perdere il controllo, di non poterne di fatto uscire. Non mettiamo forse in scena ogni giorno il nostro personaggio? Non è forse la "vita bugiarda" di Romand un'estremizzazione di ciò che ognuno di noi fa ogni giorno per sopravvivere? Ci raccontiamo balle, è questo ciò che facciamo. Modelliamo ogni giorno il nostro "io" facendoci influenzare dai nostri desideri, da ciò che gli altri si aspettano da noi, dal nostro egocentrismo e da chissà cos'altro. E' un libro da leggere, offre molti spunti per riflettere sulla natura umana.
"Quando parlavano di lui, a tarda notte, non riuscivano più a chiamarlo Jean-Claude. Non lo chiamavano nemmeno Romand. Lui si trovava da qualche parte, al di fuori della vita, al di fuori della morte, senza più un nome."
