La guerra civile d'America - Seba Pezzani e James Grady
Un libro molto interessante, che fa un po' di chiarezza sulla situazione politica e civile nell'America di oggi. Seba Pezzani ci parla degli stati uniti di Trump, questo bizzarro personaggio che ci lascia esterrefatti ogni qualvolta decide di dare aria alla bocca, scioccati da quante assurde volgarità e "megalomanate" sia in grado di partorire. Siamo al cospetto dell'uomo con il più alto tasso di arroganza della storia. Eppure ciò che accade è soltanto il venire alla luce di un sentimento colonialista, ultranazionalista e populista che contraddistingue l'America da decenni e che si è amplificato dopo l'attacco alle torri gemelle. Da quel momento l'odio per lo "straniero", per altro manifestato da un popolo di stranieri, ha preso il sopravvento sdoganando qualsiasi mezzo per cacciare l'invasore. Sì, avete capito bene, cacciare l'invasore, loro che si sono presi un intero continente con la forza, segregando e uccidendo i popoli nativi, sottomettendo e schiavizzando i popoli africani, perché quella terra gli era stata promessa da un qualche dio. Ci stupiamo dell'avvento di Trump e del suo secondo mandato, ottenuto dopo aver addirittura aizzato i suoi decerebrati fedeli ad invadere il campidoglio, simbolo della democrazia e del governo, ma ci dovremmo invece stupire di chi, per la seconda volta, lo ha eletto: un'accozzaglia di fanatici diversamente pensanti, pilotati da ridicoli slogan, populismo e sette evangeliche. Queste ultime hanno molto peso negli USA, ed è di sette che si tratta, non di chiese: mercificazione della fede, demonizzazione delle conquiste sociali, punizione divina, condizionamento psicologico: siamo al medioevo. E queste persone, quelle che si bevono gli slogan MAGA di Trump, sono la maggioranza, capite? I democratici (e non sono negli stati uniti...) sembrano incapaci di contrastare il populismo caotico di questo squallido egocentrico governo. Molti americani se ne rendono conto, molti personaggi pubblici prendono posizioni antitrumpiane, attori, musicisti, pensatori, ma non basta: l'America rurale e, diciamolo, un po' ignorante, vive ancora nel vecchio west, si affida alle pistole e elle orazioni dei predicatori di una delle centinaia di chiese, confessioni o presunte tali che nascono come la gramigna negli USA. Il popolo americano vive nella contraddizione: è invasore ma si sente invaso, vuole esportare una democrazia che non possiede a casa propria, si sente portatore di libertà ma è prigioniero di vecchi dogmi e vittima del suo stesso bigottismo. Per quelli come me che hanno superato i cinquanta l'America è sempre stata il simbolo della conquista della libertà, la terra dei viaggi on tre road, del sogno, della musica country, del rock, delle possibilità infinite. Dispiace ora vederla in questa nuova forma. L'America, che è stata il simbolo della liberazione dell'Europa dal nazismo, dopo soli pochi decenni vive in un regime di ultradestra. E gli squadroni di deportatori dell'ICE non sono molto diversi dagli squadroni delle SS del secolo scorso. Fa strano che la parte più moderata e democratica della politica americana non riesca a far aprire gli occhi alla gente, nemmeno di fronte agli sproloqui televisivi di Trump e alle sue scelte disumane. Ma così va il mondo purtroppo, in America e fuori da lì: basta guardarci intorno per capire che i totalitarismi e le dittature tengono sotto controllo la maggioranza degli abitanti della terra e temo che non sarà la democrazia occidentale a sfangarla... Forse gli uomini hanno bisogno di essere dominati, o comunque hanno bisogno di qualcuno che gli dica come dominare gli altri, come usare tutto quel testosterone che gli frulla in corpo. "Pecore", come direbbe il grande Roger Waters. You rock, Seba!









