Vaim - Jon Fosse
Finalmente un nuovo libro di Fosse e immediatamente ci si ritrova immersi nel suo multimondo, fatto di ricordi, aspettative, sogni, speranze, un luogo onirico nel quale la vita ti succede e tu non puoi fare altro che rielaborare e rivivere ciò che è stato. Tutto il nostro essere non è forse una continua mescolanza di ricordi? I tre protagonisti del libro (credo sarà poi una trilogia) si confondono e si sovrappongono, come è tipico nelle opere di Fosse, divenendo un'entità multipla ma allo stesso tempo unica. A unire i personaggi è Eline, il lato femminile della storia, donna forte, che guiderà i destini dei protagonisti fondendoli nell'esperienza della perdita e dell'abbandono, facendone un tutt'uno. C'è una sensazione di inquietudine, di celata violenza, di oscurità, di impotenza di fronte al destino. Lo stile è quello di Fosse, quello già sperimentato nella sua bellissima settologia: frasi lunghe pagine, esperienze che si ripetono e si sovrappongono dando vita a una realtà che è una commistione di ricordi e desideri. Un continuo loop di pensieri che riportano in vita personaggi ed esperienze vissute per ricostruire un presente modellato da ciò che portiamo in dote dal nostro passato e dal quale non possiamo liberarci. Navighiamo a vista, come i/il protagonista, su un piccolo peschereccio a motore, tra un porticciolo e un altro, in cerca di un senso al nostro passato o a una via per sfuggirgli. Quando leggi un libro di Fosse non sai mai se ciò che è narrato sta accadendo veramente ma, soprattutto, che differenza fa? Pensiamo, rimuginiamo, e questo è tutto.

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