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sabato 12 settembre 2026

Padroni del nostro destino?

Contro il fatalismo - David Foster Wallace

Questo breve saggio, che esce in Italia nel 2026, è la tesi di laurea di Wallace. Lo so, lo so, David è morto da tempo, si da fondo a tutto pur di vendere libri, operazione commerciale, inutile, tutto quello che volete. Sapete cosa vi dico: me ne frego, alleluia, gli do cinque stelle prima di leggerlo! Perché D.F.W. è probabilmente lo scrittore che più mi ha fatto ridere, piangere, provare paura, incazzare, stupire, sperare, soffrire, morire e non so cos'altro. Più di ogni altro scrittore mi ha "intrattenuto", e chi lo ha letto sa cosa intendo con questa parola. Detto questo, di cosa parliamo qui? Di fatalismo e di libero arbitrio, due cose pesanti, fondamentali. Siamo padroni del nostro destino? La tesi di Wallace è volta a sviscerare e contrastare la famosa teoria fatalista di Taylor. A farla corta, Taylor sostiene e dimostra in linea teorica che nulla può veramente essere scelto da noi. Ogni atto che compiamo, ogni scelta che facciamo è inevitabile: la libertà di scegliere è pura illusione. O, forse, questa di Taylor è solo uno provocazione. Sta di fatto che l'idea è attraente, solida, difficile da confutare se avrete voglia di immergervi nei paradossi che ci vengono proposti. È una lettura facile? La consiglierei? No, se non siete DFW-dipendenti: formule che sembrano equazioni quantistiche, diagrammi cervellotici e altre cose divertenti(che non farò mai più...). Ma c'è il seme di Wallace ed e' riconoscibile se avete già letto i suoi libri, e in più si parla di fatalismo, una teoria con la quale ci scontriamo ogni giorno; possiamo sposarla o rigettarla e questa scelta detterà inevitabilmente il nostro modo di vivere la vita.

martedì 10 settembre 2019

...il lettore diventa Dio

"E' interessante come in genere l'arte ancora si rifiuti di accettarlo, mentre la scienza da ormai del tutto per scontato il fatto che la separazione fra soggetto/osservatore e oggetto/esperimento è impossibile. E' stato dimostrato che osservare un fenomeno quantistico altera il fenomeno stesso. Alla letteratura piace ignorare le conseguenze di questo dato di fatto. Pensiamo ancora che una storia "cambi" le emozioni del lettore, i suoi ragionamenti, forse addirittura la sua vita. Non ci piace l'idea che la storia condivida la sua valenza con il lettore. Ma la vita del lettore "al di fuori" della storia cambia la storia. Si potrebbe dire che influisce soltanto "sulla sua reazione alla storia". Ma queste cose sono la storia. E' qui che il post-strutturalismo di Barth e di Derrida mi ha aiutato di più, come scrittore: una volta che ho finito di scrivere, di base sono morto, e probabilmente è morto anche il testo: diventa puro e semplice linguaggio, e il linguaggio non vive soltanto nel lettore ma attraverso il lettore. Ai fini del testo, il lettore diventa Dio."

lunedì 24 ottobre 2016

...uno strano desiderio di morte

"Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore e angoscia. Ma non è neanche questo. È più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. "
D.F.Wallace

Veramente bella la biografia di D.T.Max dedicata a Wallace. Rivelatrice di una vita intensa e problematica, tra passioni e dipendenze, ma soprattutto la storia di un ragazzo che aveva capito molto dei demoni di questa società e della continua "distrazione" che ci impedisce di chiederci cos'è vivere.

martedì 20 gennaio 2015

David Foster Wallace

"...il volto che do a quel terrore è la nascente consapevolezza che nulla è mai abbastanza, mi spiego? Che il piacere non è mai abbastanza, che ogni traguardo raggiunto non è mai abbastanza. Che c’è una sorta di strana insoddisfazione, di vuoto, al cuore del proprio essere, che non si può colmare con qualcosa di esterno. Secondo me funziona così da sempre, fin da quando gli uomini primitivi si picchiavano con le clave. Anche se si può descrivere in mille parole e in mille gerghi culturali diversi. E la sfida che ci si prospetta, in particolare, sta nel fatto che non c’è mai stata così tanta roba, e di qualità tanto alta, proveniente dall’esterno, che sembra tappare provvisoriamente quel buco, o nasconderlo."

giovedì 16 gennaio 2014

David Foster Wallace

"Se siamo gli unici animali a sapere in anticipo che moriremo, siamo anche probabilmente gli unici animali a sottometterci tanto allegramente alla prolungata negazione di questa verità importantissima e innegabile. Il pericolo è che, mano a mano che nell’intrattenimento le negazioni della verità diventano sempre piú efficaci, pervasive e seducenti, finiremo col dimenticare che cosa negano. È spaventoso. Perché a me sembra cristallino che, se dimentichiamo come morire, finiremo col dimenticare come vivere."

Da "Di carne e di nulla" di D.F. Wallace (Einaudi)

David Foster Wallace


"Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è oggi l’acqua?”
I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”"

Da "Questa è l'acqua" di D.F.Wallace (Einaudi)