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venerdì 1 marzo 2024

Al culmine della disperazione - E.M. Cioran

Scrive Cioran a proposito dell'insonnia: (...)durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un’interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l’insolubile fino alla vertigine. Ecco in quale condizione di spirito ho concepito questo libro, che è stato per me una specie di liberazione, di esplosione salutare. Se non lo avessi scritto, certamente avrei messo fine alle mie notti.

E' toccante pensare che un ragazzo di poco più di vent'anni possa scrivere un testo come questo. Non è difficile credere che la capacità di mettere sulla carta i suoi pensieri abbia salvato la vita a Cioran. Qui si arriva al fondo, ci si rende conto dell'inutilità di ogni cosa e si comprende che il detto "una volta toccato il fondo puoi solo risalire" è solo un detto. La realtà è che si può toccare il fondo, il "culmine della disperazione", e lì rimanere, per sempre. Non è una letture semplice, né veloce, nonostante la brevità. I pensieri di Cioran vi negheranno ogni speranza, ma è bello affondare insieme a lui, consapevoli che quella tristezza e quel senso di impotenza appartengono anche a noi tutti.

"Ignoro totalmente perché bisogna fare qualcosa su questa terra, perché bisogna avere amici e aspirazioni, speranze e sogni. Non sarebbe mille volte preferibile ritirarsi in disparte dal mondo, dove non giungesse neppure l’eco del suo frastuono e delle sue complicazioni? Rinunceremmo così alla cultura e alle ambizioni, perderemmo tutto senza ottenere niente. Ma che cosa si può ottenere in questo mondo?"

"Ciascuno resta con la sua sofferenza, che ritiene assoluta e sconfinata. Se anche pensassimo a quanto il mondo ha sofferto finora, alle agonie più terribili e alle torture più raffinate, alle morti più cruente e agli abbandoni più dolorosi, a tutti gli appestati, agli arsi vivi o alle vittime della fame, la nostra sofferenza ne risulterebbe alleviata? Nessuno potrebbe trovare consolazione, durante l’agonia, nel pensiero che tutti sono mortali; così come, soffrendo, non si potrebbe trovare conforto nella sofferenza - passata o presente - degli altri."

"Sono certo di non essere assolutamente nulla nell’universo, ma sento che la mia esistenza è la sola reale. E se fossi costretto a scegliere tra l’esistenza del mondo e la mia, eliminerei la prima, con tutte le sue luci e le sue leggi, per volarmene tutto solo nel nulla. Benché la vita per me sia un supplizio, non posso rinunciarvi, perché non credo nell’assoluto di valori in nome dei quali sacrificarmi. A essere sincero, dovrei dire che non so perché vivo, né perché non cesso di vivere. Con tutta probabilità, la chiave risiede nell’irrazionalità della vita, la quale fa sì che questa si mantenga senza ragione."

"Il lavoro, che dovrebbe essere nel suo senso più alto un processo di continua trasfigurazione, è diventato un mezzo di esteriorizzazione, che allontana l’uomo dal centro del suo essere. Non per niente il lavoro è giunto a designare un’attività esclusivamente esteriore. Così l’uomo non si realizza, ma realizza. Il fatto che ognuno debba avere un’occupazione e fare suo uno stile di vita che quasi mai gli si attaglia è l’espressione di questa tendenza ad abbrutirsi con il lavoro. Lavorare per vivere, ecco una fatalità che per l’uomo è più dolorosa che per l’animale. Perché se per quest’ultimo l’attività è così connaturata da non risultare separata dalla sua esistenza, l’uomo vede invece l’insieme delle forme di lavoro come un pesante aggravio. La frenesia del lavoro testimonia in lui un’inclinazione verso il male, nel caso in cui questo sia inevitabile. E nel lavoro l’uomo dimentica se stesso."

"La tragedia dell’uomo, animale separato dalla vita, sta nel fatto che non può più rimanere soddisfatto dei dati e dei valori di questa. Ogni essere può vivere perché per lui l'esistenza di cui fa parte ha un carattere assoluto. Ma per l’uomo la vita non è un assoluto. Per l’animale essa è tutto; per l’uomo è un punto interrogativo. Punto interrogativo definitivo, giacché egli non ha mai ricevuto né riceverà mai risposta alle sue domande. Non solo la vita non ha alcun senso, ma non può averne uno."

"Tutto è possibile e niente lo è; tutto è permesso e niente. Qualsiasi direzione s’imbocchi non sarà migliore di un’altra. Realizzare qualcosa o niente, credere o no, è lo stesso, come lo è tacere o gridare. Si può trovare una giustificazione a ogni cosa, come si può non trovarne alcuna. Tutto è nello stesso tempo irreale e reale, naturale e assurdo, straordinario e piatto. Nessuna cosa può essere anteposta a un’altra, come nessuna idea è migliore di un’altra. Perché rattristarsi della propria tristezza, e gioire della propria gioia? Che importa se le nostre lacrime sono di piacere o di dolore? Ama la tua infelicità e detesta la tua felicità, mescola tutto, confondi tutto. Rinuncia alle distinzioni, alle differenziazioni e ai piani. Sii come una piuma sospinta dal vento o un fiore portato dalle onde. Resisti quando non serve e sii vile quando bisogna resistere. Chissà se in questo modo non ci guadagni? E se così non fosse, che importa se ci perdi? C’è forse qualcosa da guadagnare o da perdere in questo mondo? Ogni guadagno è una perdita, come ogni perdita è un guadagno. C’è forse una ragione per aspettare un determinato atteggiamento, idee precise e parole appropriate? Sento che dovrei sputare fuoco a mo’ di risposta a tutte le domande che mi sono state o non mi sono state mai poste."

martedì 11 luglio 2023

Socrate Espress

Socrate Express - Eric Weiner

L'ho trovato bellissimo questo libro, capace di fondere il viaggio "fuori" con quello "dentro". Sul treno vieni "trasportato altrove" da un mezzo non guidato da te; nel frattempo leggi e ti interessi di filosofia e anche in questo modo vieni "spostato" nel tuo modo di vedere le cose, il mondo, la realtà (a saperlo cos'è questa realtà...). Weiner ci offre un'infarinatura di grandi filosofi, antichi e moderni, e fonde le loro esperienze con le sue, nel tentativo di ripercorrere le sensazioni che hanno spinto i grandi pensatori a condividere la loro visione del mondo. E' un libro che offre molti spunti e quando lo finirete vi troverete, come me, con un foglietto pieno di titoli di libri da leggere "assolutamente". Ce la farò mai? Mi servirà a qualcosa?

"In troppi esistiamo, ci riempiamo la testa di questioni sciocche e banali come se avessimo tutto il tempo del mondo, ma non ce l'abbiamo."

"Nell'arco di una vita passiamo sei mesi in coda ad aspettare. [...] Sei mesi sono un bel pezzo di vita. Ed è solo il tempo in cui stiamo in coda; poi c'è quello in cui aspettiamo che l'acqua bolla, che il dottore ci riceva, che un sito si carichi, che il servizio clienti ci risponda, che il caffè esca, che il bambino si addormenti, che il traffico riprenda a scorrere, che ci venga in mente la parola giusta, che nostra figlia che non è mai stata così in ritardo varchi la soglia di casa, che il popcorn scoppi, che il ghiaccio si solidifichi, che la neve si sciolga."

"Avanziamo incespicando sulla strada della vita sperando di raccogliere frammenti di saggezza qua e là, ma nel frattempo siamo disorientati, confondiamo ciò che è urgente con ciò che è importante, ciò che è verboso con ciò che è profondo, ciò che ha successo con ciò che è bello."

"Nel nostro cuore noi persone silenziose sappiamo che la battaglia è persa. (...) qualunque silenzio ci sia, si tratta solo di un fenomeno esteriore: dentro la nostra testa i decibel sono comunque oltre il limite. È questo il problema delle vite di quieta disperazione: sono quiete solo dal di fuori."

"Non solo chi siamo determina ciò che vediamo, ma quello che vediamo determina ciò che siamo. Come dicono i VEDA: Ciò che vedi, diventi."

"Il mondo esiste, dicono (gli idealisti), ma come costrutto mentale, e solo quando lo percepiamo. Per usare un'altra analogia, si pensi alla luce del frigorifero: quando il frigo è aperto, è accesa, e per questo si potrebbe ritenere che lo sia sempre; ma è un errore, perché non si sa che cosa succede quando lo sportello è chiuso. Allo stesso modo, non sappiamo che cosa esiste al di là della capacità percettiva della nostra mente."

"Perdiamo gli oggetti da un momento all'altro, ma l'esperienza della perdita è graduale; ci vuole tempo per accettare che le chiavi della macchina, il portafogli o il cuore non sono soltanto in un posto che non è il solito, ma che hanno attraversato quell'invisibile baratro che separa gli oggetti che possediamo da quelli che abbiamo posseduto. La non esistenza ci terrorizza, abbiamo bisogno di tempo per prenderne atto."

"Desiderare qualcosa è volere qualcosa da esso. Pensiamo che il problema stia nell'oggetto del nostro desiderio, quando in realtà il problema è il soggetto, l'Io; può sembrare che desiderare qualcosa sia prestargli attenzione, ma è un'illusione; siamo presi dal nostro desiderio per l'oggetto, non dall'oggetto in sé. Un tossicodipendente non desidera l'eroina, ma la sensazione che gli dà assumerla e il concomitante sollievo di non sentirne più la mancanza. Ciò che desidera è la libertà dal turbamento mentale, l'atarassia."

"La velocità, ho imparato, è nemica dell'attenzione. La rapidità frammenta la nostra consapevolezza, la riduce in un milione di pezzetti troppo piccoli per essere afferrati."

"Siamo -condannati a essere liberi- (Sartre). Aspiriamo alla libertà ma allo stesso tempo la temiamo, perché essere veramente liberi significa essere i soli responsabili della propria infelicità."



giovedì 16 febbraio 2023

Sillogismi dell'amarezza

Sillogismi dell'amarezza - Emil Cioran

In questa raccolta di frasi, aforismi/sillogismi, Cioran sentenzia e taglia come un rasoio. Alcune frasi suonano come poesie, altre come condanne. Ne riporto alcune, sulle quali ci sarebbe tanto da riflettere...o forse no.

"Il pessimista deve inventarsi ogni giorno nuove ragioni di esistere: è una vittima del «senso» della vita."

"Non c’è salvezza se non nell'imitazione del silenzio. Ma la nostra loquacità è prenatale. Razza di parolai, di spermatozoi verbosi, noi siamo chimicamente legati alla parola."

"Quasi tutte le opere sono fatte con sprazzi di imitazione, brividi appresi ed estasi plagiate."

"Per punire gli altri di essere più felici di noi, inoculiamo loro, in mancanza di meglio, le nostre angosce. Perché i nostri dolori, ahimè, non sono contagiosi."

"Obiezione contro la scienza: questo mondo non merita di essere conosciuto."

"Come si può essere filosofi? Come avere la sfacciataggine di affrontare il tempo, la bellezza, Dio e tutto il resto?"

"Migliaia di volte mi sono ritirato in quel ripostiglio che è il Cielo, migliaia di volte ho ceduto al bisogno di soffocare in Dio."

"Fra la Noia e l’Estasi si svolge tutta la nostra esperienza del tempo."

"Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi."

"Niente ci lusinga quanto l’ossessione della morte; l'ossessione, non la morte."

"Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l'idea del suicidio, mi sarei ucciso subito."

"Nel bel mezzo di studi più che seri, scoprii che un giorno sarei morto: la mia modestia ne fu scossa. Convinto che non mi restasse più niente da imparare, abbandonai gli studi per mettere il mondo al corrente di una così notevole scoperta."

"Perché frequentare Platone, quando un sassofono può farci intravedere altrettanto bene un altro mondo?"

"Non c’è musica vera che non ci faccia palpare il tempo."

"Soltanto i popoli falliti si avvicinano a un ideale «umano»; gli altri, quelli realizzati, portano le stigmate della loro gloria, della loro dorata bestialità."

lunedì 19 dicembre 2022

Estensione del dominio della lotta

Estensione del dominio della lotta - Michel Houellebecq

Il mio primo contatto con Houellebecq. La caduta di un uomo nell'apatia, la sua inutile lotta contro la noia, il non senso della vita, la depressione. La resa di fronte all'inutilità del tutto. 
Houellebecq ricorda un po' gli esistenzialisti, e un po' scrittori come De Lillo, Wallace, con quella prosa che vira improvvisamente dallo schietto e tagliente gergo dei giorni nostri alla ricercatezza letteraria di altri passaggi.
Leggerò altri suoi libri.

"Sotto i nostri, occhi il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione progrediscono; l'interno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni. Le relazioni umane divengono progressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantità di aneddoti di cui si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore. Il terzo millennio si annuncia proprio bene."

"Ho vissuto talmente poco che ho la tendenza a immaginare che non morirò; si direbbe inverosimile che una vita umana si riduca a così poca cosa; si immagina, magari controvoglia, che prima o poi qualcosa dovrà pur succedere. Grosso errore. Una vita può benissimo essere al contempo vacua e breve. I giorni scorrono miseramente, senza lasciare traccia né ricordo; e poi, di colpo, si arrestano."


giovedì 6 ottobre 2022

Divagazioni

Divagazioni - Emil Cioran

La malinconia di Cioran è contagiosa. La vita non ha senso. Un libretto di frasi e aforismi che si può "assumere" a piccole dosi quotidiane, come una pillola. Una pillola che ci aiuta a percepire l'inutilità e il non-senso della nostra esistenza.

"Non v'è in noi l'istinto di morire. Solo così si spiega perché tra la vita e la morte, in fondo ugualmente insopportabili, la prima è privilegiata mentre la seconda è screditata. La vita è un'intollerabilità che abbiamo ereditato, che conosciamo tramite il sangue; la morte, invece, la impariamo, senza arrivare mai a conoscerla, e per di più: senza essere interessati a conoscerla."

"La morte quotidiana delle notti è l'unico rimedio trovato dalla natura per guarire dalla vita."

"Certamente la vita non ha alcun senso; ma è ancora più certo che noi viviamo come se ne avesse uno."

"Ogni punto nello spazio è un crocevia di strade che portano tutte alla morte, così come ogni punto nel tempo è la misura della distanza che ci separa da essa. Qualunque strada si voglia prendere, è lo stesso. I passi, comunque orientati, hanno sempre la stessa direzione."

"A volte mi sembra di essere il più grande eroe mai esistito, per aver preso la decisione assurda, che supera la follia e qualsiasi avventura mai vissuta da un essere: la decisione di vivere sulla terra."

"Tutti gli istinti ci difendono dalla morte; ma nulla ci difende dalla vita. Tra i due mali, la nostra posizione appare insolubile."

"L'assenza di sofferenza della morte è una prospettiva che ci terrorizza; ma la realtà dolorosa della vita è il terrore stesso. Concepire un mondo estraneo all'una e all'altra? Da quando pensa e soffre, l'uomo non ha fatto altro. Vi ha aggiunto solo il suo ruolo - e il proprio fallimento."

"La differenza tra essere e non essere è quella tra la nausea e la sua assenza."

"Vi è una tristezza dell'impotenza e una della conoscenza. In entrambe, la creatura sconta i propri limiti."

"Il problema non è tanto come si possa morire per qualcosa, ma come si possa vivere per niente."

martedì 24 maggio 2022

La gaia scienza

La gaia scienza - Friedrich Nietzsche

Un testo impegnativo, ma se uno decide di accostarsi ai grandi pensatori, se lo aspetta. Una lettura che concede poca distrazione, ma che, data la forma, può essere fatta anche a piccole dosi. L'errore che fanno in molti è di evitare i testi filosofici perché hanno l'impressione che siano incomprensibili o troppo dispendiosi in termini di tempo e impegno. Ma gli stimoli e le domande che ci regalano questi testi sono fondamentali. In fondo è questo che cerchiamo in tutti i libri che leggiamo e in tutte le esperienze che facciamo. Cerchiamo una risposta alle domande universali, al senso del vivere, al significato di quella che è la nostra esperienza del mondo. Cerchiamo un senso alla "realtà" e alla nostra esistenza. E allora facciamolo uno sforzo in più, ne vale la pena. I filosofi, ancora di più quelli del novecento, più vicini a noi e al nostro modo di vivere e più consci delle scoperte e dei traguardi della scienza, ci aiutano nel nostro tentativo di capire, o almeno ci suggeriscono quali sono le domande. Le risposte spesso mancano, sono ipotesi, possibilità. Risposte certe nessuno le avrà mai, moriremo con le domande che ci frullano in testa, ma questa è la nostra immutabile condanna.

"Mettete alla prova la vita degli uomini e dei popoli migliori e più fecondi, e domandatevi se un albero, che deve crescere superbo in altezza, possa fare a meno del maltempo e della bufera: se inclemenza e contrarietà dall’esterno, se una qualche forma di odio, di gelosia, di caparbietà, di diffidenza, di durezza, di avidità e di violenza non appartenga alle condizioni più favorevoli, senza le quali è a malapena passibile, sia pure nella virtù, un grande sviluppo. Il veleno, che fa perire la natura più fragile, rinvigorisce il vigoroso – per costui non ha neppure il nome di veleno."

"Ciò che sappiamo di noi stessi e conserviamo nella memoria non è così decisivo per la felicità della nostra vita come si pensa. Un bel giorno ci piomba addosso quello che gli altri sanno di noi (o credono di sapere) – e allora riconosciamo che è questa la cosa più potente. È più facile farla in barba alla propria cattiva coscienza che alla propria brutta reputazione."

"Dopo che Buddha fu morto, si continuò per secoli ad additare la sua ombra in una caverna – un’immensa orribile ombra. Dio è morto: ma stando alla natura degli uomini, ci saranno forse ancora per millenni caverne nelle quali si additerà la sua ombra. – E noi – noi dobbiamo vincere anche la sua ombra!"

"L’ordine astrale in cui viviamo è un’eccezione; quest’ordine e la considerevole durata, di cui è la condizione, hanno reso a loro volta possibile l’eccezione delle eccezioni: la formazione dell’organico. Il carattere complessivo del mondo è invece caos per tutta l’eternità, non nel senso di un difetto di necessità, ma di un difetto di ordine, articolazione, forma, bellezza, sapienza e di tutto quanto sia espressione delle nostre estetiche nature umane."

"L’universo non è perfetto, né bello, né nobile e non vuol diventare nulla di tutto questo, non mira assolutamente ad imitare l’uomo! Non è assolutamente toccato da nessuno dei nostri giudizi estetici e morali! Non ha neppure un istinto d’autoconservazione e tanto meno istinti in generale: non conosce neppure leggi. Guardiamoci dal dire che esistono leggi nella natura. Non vi sono che necessità: e allora non c’è nessuno che comanda, nessuno che presta obbedienza, nessuno che trasgredisce. Se sapete che non esistono scopi, sapete anche che non esiste il caso: perché soltanto accanto ad un mondo di scopi la parola «caso» ha un senso. Guardiamoci dal dire che morte sarebbe quel che si contrappone alla vita. Il vivente è soltanto una varietà dell’inanimato e una varietà alquanto rara."

"Siamo costantemente soltanto in nostra compagnia."

"Temo che gli animali vedano nell'uomo un loro pari che abbia perduto in modo estremamente pericoloso il sano intelletto animale, è infatti un animale folle, un animale che ride, un animale che piange, un animale infelice."



domenica 23 gennaio 2022

Narciso e Boccadoro

Narciso e Boccadoro - Hermann Hesse

Un grande classico. I romanzi di Hesse mi danno sempre la sensazione di "parabola", la storia è sempre un messaggio, una presa di coscienza.

Il viaggio di Boccadoro è un viaggio alla scoperta della morte, è l'accettazione della morte come parte della vita. Narciso vive di contemplazione, di spirito, di pensiero e devozione, l'amico Boccadoro morde la vita, ama molte donne, sperimenta i mali del mondo e venera la natura. C'è molto di Kierkegaard in questa contrapposizione. E' bellissima l'immagine che Boccadoro ci offre degli opposti, della vita e della morte, del godimento e dell'angoscia che si sovrappongono. Nel suo vagabondare, incontrare gente, scoprire l'arte, Boccadoro osserva un giorno l'espressione nel volto di una donna che gode in preda all'appagamento sessuale e allo stesso tempo l'espressione, la smorfia, di un uomo che muore soffrendo. Ha una rivelazione: capisce che la gioia, il godimento, l'estasi e la sofferenza, la morte, la disperazione disegnano sul nostro volto la stessa espressione. Le labbra socchiuse, gli occhi strizzati, profonde rughe di piacere/sofferenza... E il tutto sembra fondersi, il godimento può essere bello come la morte e l'amore si sovrappone alla sofferenza, in quell'unica espressione disegnata prima o poi sul viso di tutti. La perfezione sembra dover essere ricercata in qualcosa che dispensa sia vita che morte, orgasmo e angoscia senza distinzione.


"... ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine creata dall'artista rimane sempre immutabilmente la stessa."

"... la radice d’ogni arte, e fors’anche d’ogni spirito, è la paura della morte. Noi la temiamo, abbiamo orrore della caducità, vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo. Se dunque come artisti creiamo figure o come pensatori cerchiamo leggi e formuliamo pensieri, lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra, per stabilire qualche cosa che abbia una durata più lunga di noi stessi."

"Ad altri la morte poteva apparire come un guerriero, un giudice o un carnefice, come un padre severo: per lui la morte era anche una madre e un’amante, il suo appello era un richiamo d’amore, il suo contatto un brivido d’amore."


giovedì 4 novembre 2021

Aut-Aut

Aut-Aut  -  S.Kierkegaard

Forse il più classico dei testi di Kierkegaard, sicuramente un testo rappresentativo di quella corrente definita esistenzialismo. Totalmente incentrato sulla contrapposizione tra il vivere estetico e il vivere etico. Ognuno di noi si chiede come dovrebbe vivere, cosa fare, qual'è lo scopo... Per farla molto (troppo) breve Kierkegaard ci spiega che chi vive "esteticamente" vive il momento, cerca il godimento immediato ma non prova soddisfazione perché il momento è inafferrabile e l'uomo "estetico" deve subito cercare nuova soddisfazione all'esterno di se, coltivando una passione, corteggiando, godendo del presente. Chi invece si impegna a vivere "eticamente" trova il tutto all'interno di se stesso, si dedica alla famiglia, è fedele, crede nell'amore eterno, si realizza in se stesso, non ha bisogno di nulla di esterno per essere felice, ha fede in Dio. Secondo Kierkegaard l'evoluzione dallo stato estetico a quello etico avviene passando attraverso la disperazione e il pentimento. E' un testo interessante ma tende alla religione come ulteriore evoluzione dell'etica. Non ho capito se Kierkegaard concepisce uno stile di vita etico in assenza di religione o se si deve cadere nell'interpretazione che solo in Dio l'uomo possa realizzare il suo essere etico in vita. Secondo Kierkegaard l'uomo è obbligato a una scelta tra i due "stili" di vita. Chi non sceglie in realtà sceglie di non scegliere.

"Chi vive esteticamente non può dare della sua vita nessuna spiegazione soddisfacente, perché egli vive sempre e solo nel momento, e ha una coscienza soltanto relativa e limitata di se stesso."

"Ogni uomo ha un bisogno naturale di formarsi una concezione della vita, una rappresentazione del significato della vita e del suo scopo."

"È una superstizione credere che sia qualcosa che viene dal di fuori ciò che può rendere felice un uomo."

"Il suicidio è l'espressione negativa della libertà assoluta. È una forma di libertà infinita, ma la forma negativa. Beato colui che trova la forma positiva."