mercoledì 27 novembre 2024

Ma cosa si fumavano questi?

Guida stupefacente della filosofia - Alessandro Paolucci (Dio)

Un libro spassoso che indaga l'uso volontario o involontario di sostanze stupefacenti da parte di famosi filosofi. Se in qualche caso lo stato alterato della mente è stato causato da sostanze non conosciute e ingerite per caso, in altri casi l'abuso di droghe è stato voluto e alquanto goduto. Incontriamo così tanti grandi nomi della filosofia e le loro strane abitudini con una grande quantità di droghe, per altro totalmente legali nel loro tempo. Un abuso che è costato la salute a molti e che forse un po' ha inciso sull'apertura mentale di questi famosi pensatori. Non un libro di filosofia quindi, ma un divertente saggio sulle sconosciute e stabilimenti abitudini di noti filosofi.

mercoledì 13 novembre 2024

Siamo zombie

Seneca tra gli zombie - Rick Dufer (Riccardo Dal Ferro)

Un piacevole saggio che aiuta a porsi le domande scomode, quelle alle quali non c'è risposta, e un buono stimolo ad approfondire i filosofi e il pensiero critico. Con ironia ma non senza profondità, Rick(ardo) ci accompagna in un percorso che aiuta a illuminare un po' l'infinito buio dei nostri "perché" e ci suggerisce qualche modo per districarci in una realtà/verità che non abbiamo la possibilità di sperimentare, offuscati come siamo da stimoli di ogni genere. Lo consiglio a chi ama la filosofia e a chi vuole avvicinarsi a questa materia, dalla quale nessuno può smarcarsi.

"Non pianifichiamo più per liberarci dagli impegni, ma per impegnare la nostra libertà. Non usiamo più l’agenda per rispettare i programmi e, così facendo, ritagliarci maggiori spazi per noi stessi. Usiamo l’agenda per riempire anche quegli spazi che potremmo impiegare a risolvere il nostro enigma esistenziale. E questo è un grosso problema."

"Siamo circondati da una quantità di informazioni assolutamente ingestibile: non solo fruiamo di una mole inesauribile di dati, racconti, storie, notizie e chiacchiere, ma siamo anche i diretti produttori di un’esagerata massa di parole, immagini, suoni e sentenze. Veniamo raggiunti da ogni dove e in ciascun istante da una marea di “roba” che ci colpisce, in gran parte rimbalza via e in parte penetra dentro di noi, al fine di essere rielaborata e poi “sputata” di nuovo nell’etere, in questo gioco universale nel quale ormai siamo più simili alle rotelle di un ingranaggio che a individui che vivono intenzionalmente."

"Riempiamo applicazioni di promemoria con le “to do list”, vera psicosi della nostra epoca, che vengono composte non perché abbiamo cose da fare, ma perché dobbiamo trovare cose da fare. Finiamo per scrivere nella “to do list” cose assurde come “recuperare i video persi”, oppure “leggere per due ore”, tutte cose che non sono impegni dovuti, ma attività trovate e addirittura forzate nella quotidianità. Ovviamente non sto suggerendo di non guardare video o di non leggere per due ore, ci mancherebbe, ma sto rilevando un fatto unico nel corso della storia umana: oggi, più che pianificare gli impegni in agenda per aiutarsi a portarli a termine, riempiamo l’agenda per avere più impegni di quanti ne possiamo gestire. Il successo delle app promemoria per cellulare è lì a dimostrarlo: ormai ci facciamo dettare i ritmi della vita da queste notifiche, le quali ci ricordano quando dobbiamo buttare la spazzatura, pulire il forno o guardare un film, fino a ricordarci quando è meglio andare in bagno."

"Seneca: Insegnami come affrontare questa situazione; fa sì che io non fugga la morte, che la vita non mi sfugga. Incoraggiami contro le difficoltà, contro i mali inevitabili; estendi il poco tempo che ho. Insegnami che il valore della vita non consiste nella sua lunghezza, ma nell’uso che se ne fa: può succedere, anzi succede molto spesso, che chi ha vissuto a lungo sia vissuto poco. Dimmi, quando sto per andare a dormire: può darsi che tu non ti svegli più; dimmi, quando mi sono svegliato: può darsi che tu non ti addormenti più; dimmi, quando esco: potresti non tornare più; dimmi, quando ritorno: potresti non uscire più."

"L’amore è quel luogo dell’anima in cui siamo sempre in contatto con la fine delle cose pur comportandoci come se durassero per sempre. Negli occhi dell’amato ritroviamo al tempo stesso il progetto che desideriamo dare alla nostra esistenza e la consapevolezza che tra non molto tempo non ci si potrà più guardare così negli occhi, perché le cose finiscono: le relazioni finiscono, il sentimento si esaurisce, e se anche tutto ciò avrà avuto un grande significato, prima o poi saremo morti. Ben lungi dal gettarsi nella disperazione e nel nichilismo, Seneca ricerca proprio quella consapevolezza crudele: quando esco, ricordami che potrei non tornare. Quando mi addormento, ricordami che potrei non risvegliarmi. E chi altri potrà ricordarmelo, se non la persona che amo di più al mondo? Non serve dirlo a voce alta: nell’amore questa cosa si sa alla perfezione, il timore di non ritrovare la propria amata una volta ritornati a casa o la paura di non poter tornare da lei, per qualsivoglia scherzo dell’ignoto, non deve impedirci di amare. Anzi, è proprio quel che ci insegna ad amare. Si dice abbia detto Seneca “filosofare significa imparare a morire”. Io credo che questo sia l’aspetto che unisce di più la filosofia e l’amore. Amare vuol dire ricordare ogni giorno a se stessi che tutto avrà fine; che non importa quali e quanti progetti avremo messo in atto, quali e quante promesse avremo pronunciato: prima o poi moriremo. Ma amare, così come progettare, slanciarsi in avanti e dare un significato a questi giorni, ci insegna a morire. “La felicità sta nel farsi cogliere dalla morte nel momento di maggior felicità” scrisse sempre Seneca,"


lunedì 4 novembre 2024

Who dream the world is nothing but a dream

Ho sempre amato i Cure e francamente non ci speravo più in un nuovo disco. E invece siamo qua, ad aspettare il primo di novembre per prendere in mano Songs Of  a Lost World. Sì, sono uno di quelli che vanno ancora al negozio di dischi a comprare i CD e i vinili, sono vecchio, fuori e dentro. Qualcosa si era già sentito dai concerti del 2023, molto era già in rete, ma quando esce il disco mi sembra tutto nuovo. E la cosa più bella è che in realtà non c'è niente di nuovo, ci sono i Cure, con la loro musica cupa, ritmata, con i loro testi malinconici, con quella voce che è un lamento. Sono passati un paio di giorni, l'ho già ascoltato quattro o cinque volte questo disco e posso dire che è bellissimo, è quello che mi aspettavo: un disco lento, un elogio alla "melanconia" e alla fine di ogni cosa. Ciò che di meglio i Cure hanno da offrire. Posso solo sperare che abbiamo ancora voglia di girare il mondo, per poter assistere a un concerto, occasione che mi sono fatto scappare lo scorso anno. Che altro dire...il mondo non è altro che un sogno.

sabato 26 ottobre 2024

Settologia VI-VII

Jon Fosse - Un nuovo nome

Concludo finalmente la lettura della settologia di Fosse, rammaricato del fatto che ho dovuto attendere diversi mesi la pubblicazione delle ultime due parti. Mi sono bastate poche pagine per immergermi di nuovo nel flusso di pensieri di Asle, il protagonista di questi bellissimi libri, e di nuovo rischiare di annegare. Ho finalmente ritrovato quella sensazione di stare li, sdraiati al buio, a rivivere e fantasticare sulla storia della nostra nostra vita, mescolando i ricordi con i desideri e modificando in qualche modo il passato. E' qui il fulcro di tutto, il fatto che noi viviamo solo di ricordi, di passato, e continuiamo a riviverlo e in questo modo lo modifichiamo. Come Asle, il pittore, che ha bisogno di dipingere le immagini che si sono fissate nella sua mente per liberarsene, per non esserne sopraffatto, così tutti noi abbiamo bisogno di rivangare il passato, di riviverlo e aggiornarlo, per liberarcene, per esorcizzarlo. I ricordi di modificano, si aggiornano, e in questo modo possiamo vivere più vite. Il passato può cambiare. Siamo in qualche modo sia vittime che autori della nostra storia. Attraverso un continuo flusso di pensieri e ricordi, riviviamo l'intera vita dell'anziano pittore Asle, più vite in realtà, vite alternative, che si compenetrano, fatte di desideri, passioni, speranze, delusioni, amori, sconfitte, fede, morte. La settologia di Fosse è la mia migliore lettura del 2024 e senza dubbio una delle cose più belle che io abbia mai letto.

"Tutto ciò che ora desidero è il silenzio, sì, che ci sia il silenzio più totale, che il silenzio si posi su di me come neve e mi copra, si, che un silenzio cada su tutto ciò che esiste, e anche su di me, sì, su di me, sì, che un silenzio nevichi su di me e mi copra, mi renda invisibile, renda tutto invisibile, faccia sparire tutto, penso, e tutti i pensieri svaniranno, tutte le immagini che si sono accumulate nella mia memoria e che mi tormentano scompariranno e io sarò vuoto, soltanto vuoto..."

"...la gente nasce, la gente muore, arrancano per pochi anni attraverso una vita, in un modo o nell'altro, poi muoiono, sono venuti dal nulla, sono semplicemente nati, e al nulla tornano, e altrettanto semplicemente scompaiono, e questi pochi anni sono quelli che sono chiamati vita, una vita, una vita umana."

venerdì 11 ottobre 2024

...solo, miserabile, indifferente.

Gli indifferenti - Alberto Moravia

Solo, miserabile, indifferente. Queste tre parole riassumono lo stato d'animo di Michele, il vero protagonista di questo romanzo. Gli indifferenti è sicuramente un romanzo "esistenzialista", parte di quella corrente di pensiero, di quel modo di scrivere , di quel modo di vedere la propria vita tipici di scrittori come Sartre, Dostoevskij, Kafka, Camus e altri. Michele assiste al declino economico e morale della sua famiglia, vittima di un esuberante sfruttatore dongiovanni. Nonostante tutto ciò che lo circonda, le umiliazioni subite dalla famiglia, l'amore non corrisposto di una donna, la spavalderia di Leo, ambiguo seduttore e ricco uomo d'affari, è incapace di coltivare la rabbia, il rancore, l'amore. Gli stati d'animo lo attraversano, passano così come la vita gli scorre davanti. Ciò che può fare è assistere a ciò che accade, senza appassionarsi a nulla, senza provare rancore, senza dare o ricevere piacere, indifferente per lo più al mondo. Gettato al mondo.

"Tutta questa gente’ pensò, ‘sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo, e per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso"


venerdì 20 settembre 2024

La vita in città

La vita in città - Donald Barthelme

Sarà anche un manifesto della letteratura postmoderna, termine che racchiude tutto e niente, ma per me resta un esercizio di stile fine a se stesso. Non sono a digiuno di letteratura moderna o postmoderna americana, sono un fan di Wallace e DeLillo, ma questo proprio non l'ho digerito. Barthelme pratica la letteratura, è dissacrante, mescola stili narrativi e ne inventa di nuovi, con un linguaggio asciutto, ironico(?), a volte eccessivo a volte scarno, mai emozionante. Postmodernismo, metanarrativa, chiamatela come volete, ma a me questi racconti non hanno lasciato nulla. Li dimenticherò in pochi giorni. E il mio metro di misura per i libri, l'arte in genere, è valutare cosa ti resta, cosa è cambiato dopo la lettura. In questo caso non posso quindi dare un giudizio positivo. Non mi è piaciuto.


sabato 14 settembre 2024

Mercoledì delle ceneri

Mercoledì delle ceneri - Ethan Hawke

Che dire, oltre ad essere un famoso attore Hawke è un bravo scrittore. Avevo qualche reticenza a leggere questo libro, una cosa che mi succede sempre quando uno sportivo, un giornalista o, come in questo caso, un attore, si improvvisano scrittori. Invece sono rimasto piacevolmente colpito. La travagliata storia d'amore di James e Christy è un viaggio sulle montagne russe, adrenalinico e inevitabile. Come inevitabili sono i segni lasciati su questi ragazzi da famiglie assenti, dalla mancanza di affetto, dall'essere stati buttati nella vita senza salvagente, immersi nelle contraddizioni  e nella violenza dell'America di provincia. L'esatto opposto del sogno americano. Il libro scorre, buono il ritmo e dialoghi non banali. Ci si interroga sul senso di ciò che ci accade nella vita, sull'inevitabilità del destino, sulla religione e sulle credenze, sulla necessità di soddisfare il nostro volere, sull'egoismo che domina tutti e tutto. Non c'è salvezza, per nessuno.

 "Niente di quello che potrai mai fare avrà importanza. La tua vita, e quella della gente su questo pullman, non ha più importanza di quella degli alberi là fuori. I lombrichi sono importanti quanto te. Tutte le nostre vite sono destinate a passare. La vita di mio figlio inizierà e finirà, come quella di mia nonna. Un giorno questo pullman si troverà in cima a un cumulo di altri pullman, e nessuno saprà mai che sono stata seduta qui. Quando morirò, la mia storia si mischierà a una tale massa di altre storie che la mia voce verrà assorbita in quel coro senza che nessuno la senta mai. Tu non sei niente. Non c'è niente di importante."

"Non ci sono segreti, solo cose che la gente fa finta di non sapere."

"Forse tutti quanti vedono il mondo così: ogni cosa è vera, in ogni momento."


lunedì 2 settembre 2024

Tutto va e viene

Le altalene - Mauro Corona

A Mauro sono affezionato e leggo ogni sua nuova uscita. Gli ultimi suoi libri, e questo non si discosta, hanno le caratteristiche del "memoir". Corona sembra imprigionato nei ricordi, incapace di scrollarsi di dosso il peso delle angherie subite, di un'infanzia dolorosa, di una gioventù scombinata. Si rischia di cadere un po' nella noia, quando apri il libro sai consa aspettarti, e quello trovi. Il lato positivo è che è sempre un ritorno a casa e infondo è quello che vuoi quando compri un suo libro. Le altalene, il titolo del libro, rappresentano l'andare e venire di ogni cosa: delle persone, delle stagioni, dei ricordi, degli amori, degli amici. Tutto va e poi ritorna, in un modo o nell'altro, salvo l'ultima andata, quella da cui non c'è ritorno. Mauro riflette sugli amici che ha perso, sull'amore negato dei genitori, sulla perdita del fratello e sulle ferite di un popolo, quello Ertano, disgregato e martoriato dalla tragedia del Vajont. L'affronto subito e l'ingordigia che l'ha causato, sono indelebili. Rispetto agli altri suoi libri ho trovato una maggiore attenzione alla scrittura, un passo più maturo, anche se ho preferito i romanzi, dove anche le credenze popolari, le storie tramandate hanno un peso, il peso della fantasia.

"E' sufficiente immaginare per contentarsi. E' quando si vuol realizzare progetti a tutti i costi che l'animo s'incattivisce. Raggiungere quel che ognuno vorrebbe è impossibile. A volte anche velleitario, capriccioso, pieno di vanità e gola di successo, di essere noti, all'attenzione del mondo. Quasi sempre è così e quasi sempre non avviene."

lunedì 19 agosto 2024

Memorie del sottosuolo

Memorie del sottosuolo - Fedor Dostoevskij

Apri un libro di Dostoevskij et voilà, l'eccellenza è servita. Il libro si presenta come un monologo del protagonista, al resoconto con i suoi primi quarant'anni di vita. Le turbe esistenziali dell'io narrante (lo scrittore stesso), si concentrano sulla negazione della logica del due più due fa quattro. Più che una negazione, un rifiuto. Se l'uomo agisse per logiche predefinite, matematiche, se tutto fosse alla fine rappresentabile in uno schema naturale predefinito, che senso avrebbero le nostre vite? Se l'uomo dovesse agire nel rispetto di queste logiche dovrebbe compiere azioni che portano dei vantaggi per lui, per il genere umano. Perché allora a volte preferiamo il dolore alla gioia, perché cerchiamo vendetta e infliggiamo sofferenze a noi e agli altri? Cosa vuole l'uomo? E' giusto seguire il "volere" o la "ragione"? Perché parliamo di due cose in contrasto, non c'è dubbio. La soddisfazione del nostro volere, dei nostri desideri, non passa attraverso la ragione, ma attraverso il puro egoismo. L'esercizio della volontà (la perdizione, l'odio, la cattiveria, l'amore in qualche caso), che rende l'uomo quel becero essere che è, non è altro che la vita vissuta, la negazione degli schemi, il caos che ci governa.

"Signori, scusatemi se mi sono fatto prendere dalla filosofia: qui ci sono quarant'anni di sottosuolo! Permettetemi di fantasticare un poco, Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la capacità raziocinativa dell'uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, con la ragione e con tutti i pruriti. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un'estrazione di radice quadrata."

domenica 4 agosto 2024

Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te - Rumaan Alam

Il mondo dietro di te è un libro originale, spiazzante, perché tutto sembra stia per succedere ma non succede. E' la storia di alcune persone che si trovano ad affrontare paure e pericoli che non conoscono perché non identificabili. E' la paura di perdere tutto. Le certezze crollano piano piano, la quotidianità è minata da eventi inspiegabili. Qualcosa di tremendo succede, rumori, animali che si compartano in modo strano, malattia, blackout delle comunicazioni. Non c'è modo di conoscere la causa di ciò che capita, né di conoscerne l'entità e le conseguenze. La cosa certa è che a un certo punto avviene un cambiamento e improvvisamente non ci sono più certezze, le persone hanno la sensazione di perdere il controllo delle loro vite (abbiamo mai avuto il controllo?), mentre si rendono conto che le loro ricchezze non possono salvarli. Per tutta la durata del libro attendiamo lo svelarsi di qualcosa, ma il mistero rimane, le paure anche, non c'è salvezza o lieto fine. Potrebbe essere accaduto qualcosa di grave, apocalittico, oppure nulla, solo paura. Il messaggio che rimane è che viviamo nell'illusione di poter controllare le nostre vite, che possiamo sentirci più sicuri comprando più cose, auto costose, case grandi, belle e robuste. Ma, come dice Alam in un passaggio del libro, la casa è solo il posto dove sei ora, niente di più. Ci diamo regole, cerchiamo rassicurazioni, ma la realtà è il caos.

"Ti dicevi di essere in sintonia con un olocausto che avveniva a un mondo di distanza, ma non lo eri. La lontananza lo rendeva immateriale. Le persone non erano così connesse tra loro. Cose terribili accadevano di continuo e non ti impedivano mai di uscire a prendere un gelato o di festeggiare i compleanni o di andare al cinema o pagare le tasse o di scoparti tua moglie o di preoccuparti del mutuo."