venerdì 11 ottobre 2024

...solo, miserabile, indifferente.

Gli indifferenti - Alberto Moravia

Solo, miserabile, indifferente. Queste tre parole riassumono lo stato d'animo di Michele, il vero protagonista di questo romanzo. Gli indifferenti è sicuramente un romanzo "esistenzialista", parte di quella corrente di pensiero, di quel modo di scrivere , di quel modo di vedere la propria vita tipici di scrittori come Sartre, Dostoevskij, Kafka, Camus e altri. Michele assiste al declino economico e morale della sua famiglia, vittima di un esuberante sfruttatore dongiovanni. Nonostante tutto ciò che lo circonda, le umiliazioni subite dalla famiglia, l'amore non corrisposto di una donna, la spavalderia di Leo, ambiguo seduttore e ricco uomo d'affari, è incapace di coltivare la rabbia, il rancore, l'amore. Gli stati d'animo lo attraversano, passano così come la vita gli scorre davanti. Ciò che può fare è assistere a ciò che accade, senza appassionarsi a nulla, senza provare rancore, senza dare o ricevere piacere, indifferente per lo più al mondo. Gettato al mondo.

"Tutta questa gente’ pensò, ‘sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo, e per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso"


venerdì 20 settembre 2024

La vita in città

La vita in città - Donald Barthelme

Sarà anche un manifesto della letteratura postmoderna, termine che racchiude tutto e niente, ma per me resta un esercizio di stile fine a se stesso. Non sono a digiuno di letteratura moderna o postmoderna americana, sono un fan di Wallace e DeLillo, ma questo proprio non l'ho digerito. Barthelme pratica la letteratura, è dissacrante, mescola stili narrativi e ne inventa di nuovi, con un linguaggio asciutto, ironico(?), a volte eccessivo a volte scarno, mai emozionante. Postmodernismo, metanarrativa, chiamatela come volete, ma a me questi racconti non hanno lasciato nulla. Li dimenticherò in pochi giorni. E il mio metro di misura per i libri, l'arte in genere, è valutare cosa ti resta, cosa è cambiato dopo la lettura. In questo caso non posso quindi dare un giudizio positivo. Non mi è piaciuto.


sabato 14 settembre 2024

Mercoledì delle ceneri

Mercoledì delle ceneri - Ethan Hawke

Che dire, oltre ad essere un famoso attore Hawke è un bravo scrittore. Avevo qualche reticenza a leggere questo libro, una cosa che mi succede sempre quando uno sportivo, un giornalista o, come in questo caso, un attore, si improvvisano scrittori. Invece sono rimasto piacevolmente colpito. La travagliata storia d'amore di James e Christy è un viaggio sulle montagne russe, adrenalinico e inevitabile. Come inevitabili sono i segni lasciati su questi ragazzi da famiglie assenti, dalla mancanza di affetto, dall'essere stati buttati nella vita senza salvagente, immersi nelle contraddizioni  e nella violenza dell'America di provincia. L'esatto opposto del sogno americano. Il libro scorre, buono il ritmo e dialoghi non banali. Ci si interroga sul senso di ciò che ci accade nella vita, sull'inevitabilità del destino, sulla religione e sulle credenze, sulla necessità di soddisfare il nostro volere, sull'egoismo che domina tutti e tutto. Non c'è salvezza, per nessuno.

 "Niente di quello che potrai mai fare avrà importanza. La tua vita, e quella della gente su questo pullman, non ha più importanza di quella degli alberi là fuori. I lombrichi sono importanti quanto te. Tutte le nostre vite sono destinate a passare. La vita di mio figlio inizierà e finirà, come quella di mia nonna. Un giorno questo pullman si troverà in cima a un cumulo di altri pullman, e nessuno saprà mai che sono stata seduta qui. Quando morirò, la mia storia si mischierà a una tale massa di altre storie che la mia voce verrà assorbita in quel coro senza che nessuno la senta mai. Tu non sei niente. Non c'è niente di importante."

"Non ci sono segreti, solo cose che la gente fa finta di non sapere."

"Forse tutti quanti vedono il mondo così: ogni cosa è vera, in ogni momento."


lunedì 2 settembre 2024

Tutto va e viene

Le altalene - Mauro Corona

A Mauro sono affezionato e leggo ogni sua nuova uscita. Gli ultimi suoi libri, e questo non si discosta, hanno le caratteristiche del "memoir". Corona sembra imprigionato nei ricordi, incapace di scrollarsi di dosso il peso delle angherie subite, di un'infanzia dolorosa, di una gioventù scombinata. Si rischia di cadere un po' nella noia, quando apri il libro sai consa aspettarti, e quello trovi. Il lato positivo è che è sempre un ritorno a casa e infondo è quello che vuoi quando compri un suo libro. Le altalene, il titolo del libro, rappresentano l'andare e venire di ogni cosa: delle persone, delle stagioni, dei ricordi, degli amori, degli amici. Tutto va e poi ritorna, in un modo o nell'altro, salvo l'ultima andata, quella da cui non c'è ritorno. Mauro riflette sugli amici che ha perso, sull'amore negato dei genitori, sulla perdita del fratello e sulle ferite di un popolo, quello Ertano, disgregato e martoriato dalla tragedia del Vajont. L'affronto subito e l'ingordigia che l'ha causato, sono indelebili. Rispetto agli altri suoi libri ho trovato una maggiore attenzione alla scrittura, un passo più maturo, anche se ho preferito i romanzi, dove anche le credenze popolari, le storie tramandate hanno un peso, il peso della fantasia.

"E' sufficiente immaginare per contentarsi. E' quando si vuol realizzare progetti a tutti i costi che l'animo s'incattivisce. Raggiungere quel che ognuno vorrebbe è impossibile. A volte anche velleitario, capriccioso, pieno di vanità e gola di successo, di essere noti, all'attenzione del mondo. Quasi sempre è così e quasi sempre non avviene."

lunedì 19 agosto 2024

Memorie del sottosuolo

Memorie del sottosuolo - Fedor Dostoevskij

Apri un libro di Dostoevskij et voilà, l'eccellenza è servita. Il libro si presenta come un monologo del protagonista, al resoconto con i suoi primi quarant'anni di vita. Le turbe esistenziali dell'io narrante (lo scrittore stesso), si concentrano sulla negazione della logica del due più due fa quattro. Più che una negazione, un rifiuto. Se l'uomo agisse per logiche predefinite, matematiche, se tutto fosse alla fine rappresentabile in uno schema naturale predefinito, che senso avrebbero le nostre vite? Se l'uomo dovesse agire nel rispetto di queste logiche dovrebbe compiere azioni che portano dei vantaggi per lui, per il genere umano. Perché allora a volte preferiamo il dolore alla gioia, perché cerchiamo vendetta e infliggiamo sofferenze a noi e agli altri? Cosa vuole l'uomo? E' giusto seguire il "volere" o la "ragione"? Perché parliamo di due cose in contrasto, non c'è dubbio. La soddisfazione del nostro volere, dei nostri desideri, non passa attraverso la ragione, ma attraverso il puro egoismo. L'esercizio della volontà (la perdizione, l'odio, la cattiveria, l'amore in qualche caso), che rende l'uomo quel becero essere che è, non è altro che la vita vissuta, la negazione degli schemi, il caos che ci governa.

"Signori, scusatemi se mi sono fatto prendere dalla filosofia: qui ci sono quarant'anni di sottosuolo! Permettetemi di fantasticare un poco, Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la capacità raziocinativa dell'uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, con la ragione e con tutti i pruriti. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un'estrazione di radice quadrata."

domenica 4 agosto 2024

Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te - Rumaan Alam

Il mondo dietro di te è un libro originale, spiazzante, perché tutto sembra stia per succedere ma non succede. E' la storia di alcune persone che si trovano ad affrontare paure e pericoli che non conoscono perché non identificabili. E' la paura di perdere tutto. Le certezze crollano piano piano, la quotidianità è minata da eventi inspiegabili. Qualcosa di tremendo succede, rumori, animali che si compartano in modo strano, malattia, blackout delle comunicazioni. Non c'è modo di conoscere la causa di ciò che capita, né di conoscerne l'entità e le conseguenze. La cosa certa è che a un certo punto avviene un cambiamento e improvvisamente non ci sono più certezze, le persone hanno la sensazione di perdere il controllo delle loro vite (abbiamo mai avuto il controllo?), mentre si rendono conto che le loro ricchezze non possono salvarli. Per tutta la durata del libro attendiamo lo svelarsi di qualcosa, ma il mistero rimane, le paure anche, non c'è salvezza o lieto fine. Potrebbe essere accaduto qualcosa di grave, apocalittico, oppure nulla, solo paura. Il messaggio che rimane è che viviamo nell'illusione di poter controllare le nostre vite, che possiamo sentirci più sicuri comprando più cose, auto costose, case grandi, belle e robuste. Ma, come dice Alam in un passaggio del libro, la casa è solo il posto dove sei ora, niente di più. Ci diamo regole, cerchiamo rassicurazioni, ma la realtà è il caos.

"Ti dicevi di essere in sintonia con un olocausto che avveniva a un mondo di distanza, ma non lo eri. La lontananza lo rendeva immateriale. Le persone non erano così connesse tra loro. Cose terribili accadevano di continuo e non ti impedivano mai di uscire a prendere un gelato o di festeggiare i compleanni o di andare al cinema o pagare le tasse o di scoparti tua moglie o di preoccuparti del mutuo."

mercoledì 17 luglio 2024

Perturbamento

Perturbamento-Bernhard Thomas

Un medico è solito compiere lunghi viaggi in piccoli paesi e villaggi per visitare i suoi pazienti. Intraprende uno di questi viaggi col figlio, voce narrante del libro, nel tentativo di recuperare una situazione famigliare difficile. Il viaggio del medico col figlio, svela ciò che non vogliamo vedere: la malattia, la sofferenza, la vicinanza della morte. Sono le sensazioni e le paure che vogliamo accantonare, che stanno nascoste dietro l'angolo, in attesa che svoltiamo. Si prova una sensazione di schiacciamento, di ineluttabilità delle cose, una specie di presa di coscienza del dolore, come se il mondo, nonostante la sua apparenza, sia un luogo marcio, pieno di sofferenza. Un po' come le inquadrature di Lynch, che ci mostra un bel prato verde, fiorito, ma quando stringe l'inquadratura e la telecamera scende fin sotto il manto erboso, vediamo un pezzo di corpo umano, in putrefazione. Sotto il velo dell'apparenza ci sono il dolore, la violenza, la malattia, il putridume, la fine. L'uomo fugge da queste esperienze, ma ne è in qualche modo attratto, quasi che il contatto con la sofferenza ci regali la capacità di vivere emozioni più vere, ci faccia assaporare la vita con maggiore intensità. La visita al castello del principe sarà l'apice del "perturbamento". Egli cerca di domare il caos che regna nel suo cervello, senza successo. Cerca un significato alle cose che accadono, all'accadere della vita stessa. Disserta su natura e letteratura, arte e filosofia, di fatto incapace di sfuggire al suo immenso castello, fatto di mura reali ma anche psicologiche. Il pensare a fondo alla triste e inaccettabile condizione umana lo rende pazzo. Bernhard ci ammonisce: pensare a fondo, intensamente, cercare risposte, non può che condurci alla pazzia.
Così come accade nella vita del medico, anche nel lungo monologo del principe, si percepisce la centralità del rapporto padre-figlio e l'angoscia di fronte alla scoperta che i figli non sono un proseguimento dei padri: sono persone diverse, che abitano una realtà diversa, disconnessi dalla nostra visione del mondo e disposti a distruggere tutto ciò che i padri hanno creato nella loro illusione di poter tramandare la loro esperienza su questa terra. Tutto è destinato alla fine: la tenuta e il castello, dal passato glorioso, saranno smembrati, venduti e abbandonati. Non c'è futuro per nulla, né per le cose, né per gli uomini. E pare che la morte sia l'unica condizione capace di rendere le persone capite e amate.
Un libro molto bello, con una scrittura ipnotica, che meriterebbe una rilettura. 

"Quello che c'è di essenziale in una persona viene alla luce soltanto quando dobbiamo considerarla perduta per noi, nel momento in cui, ormai, questa persona può soltanto dirci addio. Ad un tratto, in tutto ciò che che in esse è ormai soltanto preparazione alla morte definitiva, questa persona può essere riconosciuta nella sua verità."

"È la povertà che fa gli uomini uguali, tutto, anche la più grande ricchezza diventa povertà in mano agli uomini. Negli uomini la povertà nel corpo come quella nello spirito è sempre, al tempo stesso, una povertà corporea e spirituale, il che, necessariamente, li rende ammalati e pazzi."

"In effetti il mondo è un palcoscenico sperimentale si cui si prova in continuazione. Dovunque guardiamo, vi è un continuo imparare a parlare, a camminare, a pensare, a recitare a memoria, a ingannare, a morire, a essere morti, tutto il nostro tempo se ne va in questo."

"...la vita è una scuola, nella quale si insegna la morte."

"Ci possiamo divertire come ci pare, ma quello che ci interessa è sempre e soltanto la morte."




lunedì 1 luglio 2024

Dancing after hours

Ballando a notte fonda - Andre Dubus

Il mio primo contatto con Dubus è questa raccolta di racconti. Storie di persone alla ricerca di riscatto dall'amore perduto. Oppure alla ricerca di vendetta, di consolazione, di qualcosa in grado di colmare il vuoto lasciato da una storia che finisce. Storie ambientate nella provincia americana, ordinarie disperazioni che si consumano tra le pieghe della quotidianità. Uomini condannati a soccombere ai propri istinti, donne alle prese con ruoli imposti e voglia di riscatto. Tutti in cerca dell'amore, del matrimonio perfetto, salvo poi accorgersi che non è quello che vogliono. Quello che cerchiamo è ciò che non possediamo, in un continuo stimolo verso la ricerca di qualcosa di diverso, qualcosa che distolga i nostri pensieri dal monotono tamburellare della quotidianità. Racconti ben scritti, a volte brevissimi, molto intimi, coinvolgenti. Edizione Mattioli 1885 molto bella, anche al tatto e alla vista.

venerdì 28 giugno 2024

Lacrime e santi

Lacrime e santi - E.M. Cioran

Il nichilismo di Cioran fa tappa nella cerchia dei santi. Dissertazioni su dio e presunte santità. Solo chi soffre e versa lacrime è in odore di santità. Dio è nulla, eppure necessario. Cioran è il re della negazione di ogni concetto. Chiedetegli se dio esiste e vi dirà di no, ditegli che non esiste e vi dirà che vi sbagliate. C'è del vero in ogni cosa e nel contrario di ogni cosa.
Frasi veloci e taglienti. Chi ha già letto Cioran sa: lapidario.

"Non la conoscenza ci avvicina ai santi, bensì il destarsi delle lacrime che dormono nel più profondo di noi. Soltanto allora, grazie alle lacrime, approdiamo alla conoscenza e comprendiamo come si possa diventare santo dopo essere stato uomo."

"I vagabondi, che si rifiutano di morire nel loro letto, si potrebbe dire che non muoiano affatto. Si muore soltanto distesi, in quella lunga preparazione con la quale chi vive sconta, goccia a goccia, la propria morte. Quando non c’è niente che ci leghi a un posto, che rimpianti si possono avere negli ultimi istanti? I vagabondi avrebbero dunque scelto la propria sorte per evitare nell’agonia la tortura dei rimpianti? Raminghi in vita, restano dei vagabondi in morte."

"Il mondo moderno ha ceduto alla seduzione delle cose finite."

"Signore, sei tu nient’altro che un errore del cuore, come il mondo è un errore della mente?"

"Si crede in Dio soltanto per evitare il monologo tormentoso della solitudine. A chi altri rivolgersi? Si direbbe che Egli accetti volentieri il dialogo e non ci serbi rancore per averlo scelto come pretesto teatrale dei nostri scoramenti."

"Più la memoria è fresca e in buona salute, meglio aderisce alle apparenze, all’immediato. La sua archeologia ci svela documenti su un altro mondo a discapito di questo."

"Tra il niente e Dio c’è meno di un passo, perché Dio è l’espressione positiva del niente."

"L’idea di Dio è la più pratica e la più pericolosa che mai sia stata concepita. Grazie ad essa l’umanità si salva o si perde."

"Vi siete mai guardati allo specchio quando tra voi e la morte non si frappone più niente? Avete interrogato i vostri occhi? Avete capito, in quel momento, che non potevate morire? Le pupille dilatate dal terrore vinto sono più impassibili delle piramidi. Una certezza nasce dalla loro immobilità, una certezza strana e tonificante nel suo lapidario mistero : tu non puoi morire. È il silenzio degli occhi, è il nostro sguardo che incontra se stesso, calma egizia del sogno davanti al terrore della morte. Quando questo terrore vi coglie, guardatevi nello specchio, interrogate i vostri occhi, e capirete perché non potete morire, perché non morirete mai. I nostri occhi sanno tutto. Imbevuti del nulla ci assicurano che niente ci può più accadere."

"Che cosa è Dio, se non un momento sul limitare della nostra distruzione? E che cosa importa se esiste o no, se per suo mezzo la nostra lucidità e la nostra follia si bilanciano e noi ci plachiamo avvinghiandoci a lui con passione assassina?"

"Quando siamo per strada, il mondo sembra più o meno esistere. Ma se guardiamo dalla finestra, tutto diventa irreale. Com’è possibile che la trasparenza di un vetro basti a separarci fino a questo punto dalla vita? In realtà, una finestra ci allontana dal mondo più del muro di una prigione. A forza di guardare la vita, si finisce per dimenticarla."

"Qualunque sia il livello della vostra cultura, se non riflettete intensamente alla morte siete un individuo dappoco. Un grande scienziato - che non sia nient’altro - è di molto inferiore a un ignorante che sia assillato dalle questioni supreme."

"L’imbarazzo che proviamo davanti agli infelici è l’espressione della nostra certezza che la sofferenza costituisce il segno distintivo di un essere, la sua originalità. Non si diventa, infatti, uomo grazie alla scienza, all’arte o alla religione, ma grazie al rifiuto lucido della felicità, alla nostra fondamentale incapacità di essere felici."


sabato 1 giugno 2024

Il nostro grande niente

Il nostro grande niente - Emanuele Aldrovandi

Ho acquistato questo libro a un festival letterario, dopo aver ascoltato la presentazione di Aldrovandi. Una bella intervista, nella quale il drammaturgo e scrittore, molto bravo con le parole, è riuscito a farmi venire una gran voglia di leggere il suo libro. Si parla di morte, argomento principe, nonché motore della nostra esistenza... potevo non leggerlo? 
Non si può dire molto sulla trama e la costruzione del libro, per non rovinare le sorprese a chi non lo ha letto. Posso dire quello che mi è rimasto dopo la lettura di questo romanzo: un senso di impotenza di fronte alla perdita dei ricordi e della vita. Mi resta (vedi D.F.Wallace) la certezza che presto moriremo, e morirà tutto quello che aveva a che fare con noi, moriranno le persone che conoscevamo, si sfalderanno gli oggetti che abbiamo toccato, diverrà polvere la nostra lapide, moriranno tutti quelli che in qualche modo si ricordavano di noi dopo la nostra morte, poi moriranno i loro figli, i nostri, e i figli dei nostri figli. E di noi non resterà nulla, sarà come se non fossimo mai esistiti. Le persone si dimenticano, gli amori si dimenticano. Tutto questo è di una tristezza infinita, eppure lo trovo in qualche modo consolatorio. Si va avanti finché si può, cercando qualche appiglio, cercando di capire. Poi il nulla.

"Non è durato il tempio di Zeus e non dureranno neppure le piramidi, il Colosseo, la Tour Eiffel, il ponte di Brooklyn. Faranno la stessa fine le tragedie greche, i quadri di Picasso, le canzoni di Bob Dylan, i romanzi di Dostoevskij e i film di Kubrick. Ma non solo, anche i canestri di Michael Jordan, i dribbling di Maradona, i racconti bellici di Giulio Cesare, i discorsi di Martin Luther King, le proteste pacifiche di Gandhi, la scoperta della penicillina, la filosofia, la scienza, la pornografia, il primo fuoco, la prima ruota, il primo treno, il primo viaggio sulla Luna, tutte le imprese che l’umanità ha fatto e tutte quelle che potrà fare, sia le piú grandi che le piú piccole. Prima o poi ognuna di queste cose sparirà. Sciolta dal tempo. Senza lasciare traccia. Anche l’amore fra Dante e Beatrice. Anche il nostro, indipendentemente da qualsiasi cosa io possa scrivere."

"...viviamo in una società profondamente ingiusta in cui certe persone, come noi, hanno avuto il culo di essere al riparo da minacce impellenti tipo la malaria o le missioni di pace americane. Questo ci dà il tempo di pensare alla nostra vita e di darle un grande valore, per cui è normale che poi l’idea di perderla ci sembri la fine del mondo. Ma nonostante questo, succede lo stesso. C’è poco da fare."

"Nel mio cervello non ci sono frasi di senso compiuto tipo: «Sono contento», «Non sono contento», «Sto bene», «Sto male», «Sono sincero», «Sto facendo finta», ma solo sinapsi che si uniscono e ghiandole che rilasciano sostanze. L’unico modo per sapere veramente cosa succedeva sarebbe stato aprirmi la testa in due e poi avere strumenti abbastanza precisi da poter dissezionare ogni piccolo movimento. Però anche a quel punto, per parlarti di ciò che avevo dissezionato, avrei dovuto usare delle parole che comunque sarebbero state metaforiche, incomplete, arbitrarie e allusive."

"Ci raccontiamo tante cose, ma in fin dei conti non siamo altro che post-scimmie. Mangiamo, godiamo e ci battiamo i pugni sul petto. Tutto il resto è maquillage sociale."

"Le nostre tappe evolutive si sono fondate su questo, sul rifiuto del nostro destino naturale, cioè la morte. [...] Lottare contro la natura è una caratteristica «naturale» della nostra specie. Forse la principale."