Stoner - John Williams
Un uomo povero, contadino negli anni 30, si dedica alla studi e diventa professore universitario. Si sposa, lavora, invecchia, muore. Non è una storia di riscatto, non c'è eroismo in Stoner. Non succede nulla di strabiliante, non ci sono colpi di scena eclatanti. Quello che succede a Stoner è la vita. Gli succede di innamorarsi della letteratura, non è lui che lo decide. Gli succede di innamorarsi di una donna e ancora di più di un'altra donna. E non può farci nulla. Attraversa la povertà, la guerra, l'umiliazione e ne esce aggrappandosi alla letteratura e allo studio. Subisce ricatti, soffre, gioisce, vive. È, secondo me, l'impersonificazione di un concetto in cui credo e che condivido: la vita ti succede.
Molte pagine di questo libro ti restano incollate addosso per un bel po'. Le ultime pagine sono strazianti e indimenticabili.
Frasi:
"Ci sono guerre, sconfitte, vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia."
"I moribondi sono egoisti. Vogliono il momento tutto per loro, come i bambini."
giovedì 26 marzo 2020
martedì 17 marzo 2020
2666
Roberto Bolano - 2666
-La parte dei critici
-La parte di Amalfitano
-La parte di Fate
-La parte dei delitti
-La parte di Arcimboldi
Lungo, impegnativo, ma da leggere. Cinque storie che possono essere lette praticamente in qualsiasi ordine. Sono storie indipendenti ma, come dire, si toccano, quasi per caso. Mai pesante, vero e toccante. Letteratura moderna con canoni classici e parti più sperimentali di altre. Il mestiere di scrivere insomma.
Frasi:
"Ogni cosa in questo paese è un omaggio a tutte le cose del mondo, comprese quelle che ancora non sono successe." (la parte di Fate)
"Tutti sappiamo cose che secondo noi gli altri non sanno." (la parte di Fate)
"Avere un'idea del mondo, in un certo senso, è facile, ce l'ha chiunque, in genere un'idea circoscritta al proprio villaggio, limitata al proprio pezzetto di terra, alle cose tangibili e mediocri che ciascuno ha davanti agli occhi, e quell'idea del mondo, meschina, ristretta, piena di sudiciume familiare, di solito sopravvive e acquista, col passare del tempo, autorevolezza ed eloquenza." (la parte di Arcimboldi)
"Ogni vita, per quanto felice, finisce sempre nel dolore e nella sofferenza." (la parte di Arcimboldi)
"A volte la realtà è puro desiderio."(la parte di Arcimboldi)
"Non ho molto tempo, devo respirare, mangiare, bere, dormire. Non ho molto tempo, devo muovermi al ritmo dell'ingranaggio. Non ho molto tempo, sto vivendo. Non ho molto tempo, sto morendo."(la parte di Arcimboldi)
-La parte dei critici
-La parte di Amalfitano
-La parte di Fate
-La parte dei delitti
-La parte di Arcimboldi
Lungo, impegnativo, ma da leggere. Cinque storie che possono essere lette praticamente in qualsiasi ordine. Sono storie indipendenti ma, come dire, si toccano, quasi per caso. Mai pesante, vero e toccante. Letteratura moderna con canoni classici e parti più sperimentali di altre. Il mestiere di scrivere insomma.
Frasi:
"Ogni cosa in questo paese è un omaggio a tutte le cose del mondo, comprese quelle che ancora non sono successe." (la parte di Fate)
"Tutti sappiamo cose che secondo noi gli altri non sanno." (la parte di Fate)
"Avere un'idea del mondo, in un certo senso, è facile, ce l'ha chiunque, in genere un'idea circoscritta al proprio villaggio, limitata al proprio pezzetto di terra, alle cose tangibili e mediocri che ciascuno ha davanti agli occhi, e quell'idea del mondo, meschina, ristretta, piena di sudiciume familiare, di solito sopravvive e acquista, col passare del tempo, autorevolezza ed eloquenza." (la parte di Arcimboldi)
"Ogni vita, per quanto felice, finisce sempre nel dolore e nella sofferenza." (la parte di Arcimboldi)
"A volte la realtà è puro desiderio."(la parte di Arcimboldi)
"Non ho molto tempo, devo respirare, mangiare, bere, dormire. Non ho molto tempo, devo muovermi al ritmo dell'ingranaggio. Non ho molto tempo, sto vivendo. Non ho molto tempo, sto morendo."(la parte di Arcimboldi)
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martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus
E' giusto preoccuparsi, per carità. Solo che ci preoccupiamo solo di quello che ci dicono, come se non ci fosse nient'altro. Non so, tanto per dirne una a caso, l'inquinamento fa 7/8 milioni di morti all'anno (non migliaia è, milioni). Però non frega niente a nessuno. Non abbiamo paura di uscire a fare jogging in città, sapendo che respiriamo più polveri cancerogene che ossigeno.
E' solo che ogni tanto succede qualcosa che ti fa aprire gli occhi e ti viene la paura di morire. Perchè in fondo tutto si riduce a questo: la paura di morire. Mi sento di condividere un bel pensiero di Terzani che, da quando l'ho letto, anni fa, mi torna spesso in mente:
"...mi sono reso conto che non volevo una medicina per il mio cancro. Volevo una medicina per quella malattia che è di tutti, che non è il cancro, è la mortalità. La cura non esiste, non c’è la cura, perché questa malattia con cui nasciamo, la mortalità, è incurabile."
Tiziano Terzani
E' solo che ogni tanto succede qualcosa che ti fa aprire gli occhi e ti viene la paura di morire. Perchè in fondo tutto si riduce a questo: la paura di morire. Mi sento di condividere un bel pensiero di Terzani che, da quando l'ho letto, anni fa, mi torna spesso in mente:
"...mi sono reso conto che non volevo una medicina per il mio cancro. Volevo una medicina per quella malattia che è di tutti, che non è il cancro, è la mortalità. La cura non esiste, non c’è la cura, perché questa malattia con cui nasciamo, la mortalità, è incurabile."
Tiziano Terzani
lunedì 9 dicembre 2019
Il Colibrì
Molto bello, mi è piaciuto tanto. Una storia che attraversa tanti anni della vita di un uomo, una storia solcata da tragedie, incontri e adii. Un invito a pensare che "la vita ti succede". Per quanto tu possa fare, alla fine la vita è questo: ciò che ti accade. E tu stai lì, guardi passare uomini e cose, aspettando il tuo turno. Mi piace la scrittura di Veronesi, molto coinvolgente, moderna, intima. Come ho già avuto modo di dire in altri commenti, Veronesi ha letto D.F.Wallace, e di certo gli è piaciuto. Lo si capisce nel modo di scrivere, in quelle lunghe apnee senza il punto, ben dosate e molto coinvolgenti, drammatiche. Bravo Sandro, un bel libro. Lo consiglierei a chiunque.
"Dovrebbe essere noto, e invece non lo è, che il destino dei rapporti tra le persone viene deciso all'inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. [...] Lo sapevamo, per un lucido, breve momento l'avevamo saputo, all'inizio, ma poi, per il resto della nostra vita, non l'abbiamo saputo più."
"Quante persone sono seppellite dentro di noi?"
Sandro Veronesi - Il Colibrì
"Dovrebbe essere noto, e invece non lo è, che il destino dei rapporti tra le persone viene deciso all'inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. [...] Lo sapevamo, per un lucido, breve momento l'avevamo saputo, all'inizio, ma poi, per il resto della nostra vita, non l'abbiamo saputo più."
"Quante persone sono seppellite dentro di noi?"
Sandro Veronesi - Il Colibrì
domenica 24 novembre 2019
Le tre del mattino
Dentro i libri di G.Carofiglio c'è sempre qualche frase che ti resta stampata addosso. C'è sempre molta intensità, anche nella leggerezza.
"...passammo alle confidenze e a un certo punto io confessai di aver pensato al suicidio. Credevo che i miei amici sarebbero rimasti sconvolti. E in un certo senso accadde, ma non per il motivo che immaginavo. Era capitato a tutti..."
"Ci sono momenti che si imprimono nella memoria in modo indelebile, perchè accade qualcosa che cambia come vedi il mondo. In un momento, appunto."
"Non siamo oggettivi, non udiamo tutto ciò che rimbalza sui nostri timpani, non sentiamo tutto ciò che arriva al nostro naso, non vediamo tutto ciò che colpisce le nostre retine. Il cervello decide quali percezioni portare alla consapevolezza e quali informazioni registrare. Il resto rimane fuori, escluso eppure molto presente. In agguato."
Da "Le tre del mattino" di Gianrico Carofiglio.
"...passammo alle confidenze e a un certo punto io confessai di aver pensato al suicidio. Credevo che i miei amici sarebbero rimasti sconvolti. E in un certo senso accadde, ma non per il motivo che immaginavo. Era capitato a tutti..."
"Ci sono momenti che si imprimono nella memoria in modo indelebile, perchè accade qualcosa che cambia come vedi il mondo. In un momento, appunto."
"Non siamo oggettivi, non udiamo tutto ciò che rimbalza sui nostri timpani, non sentiamo tutto ciò che arriva al nostro naso, non vediamo tutto ciò che colpisce le nostre retine. Il cervello decide quali percezioni portare alla consapevolezza e quali informazioni registrare. Il resto rimane fuori, escluso eppure molto presente. In agguato."
Da "Le tre del mattino" di Gianrico Carofiglio.
mercoledì 6 novembre 2019
Spaziotempo, wormhole e tesseratti
Se vi è piaciuto Interstellar di C.Nolan (e sono sicuro che se lo avete visto vi è piaciuto), vi consiglio vivamente questo volume di Kip Thorne, fisico teorico di fama internazionale, che ha collaborato alla realizzazione del film, curando l'approccio del film alla scienza. A differenza della stragrande maggioranza dei film Sci-Fi, Interstellar si propone come una pellicola sì fantascientifica e ambientata nel futuro, ma plausibile e fedele alle conoscenze scientifiche attuali. Grazie anche all'apporto di Kip Thorne il film mostra immagini fedeli a quello che ci dovremmo aspettare di vedere nei pressi di un buco nero o di un wormhole. Le immagini sono state costruite con cura, tenendo conto delle leggi che governano le particelle quando la curvatura dello spazio-tempo è estrema. Il libro è accessibile a tutti, con pochi passaggi un po' ostici che richiedono maggiore concentrazione e impegno, ma ne vale la pena. Si parla della possibilità di viaggiare nello spazio e di sfruttare la potenza dei buchi neri. Persino la parte finale del film, la più complessa e difficile da accettare (per intenderci quella in cui il protagonista ha a che fare con il tesseratto) trova in questo libro una spiegazione plausibile. E' vero che ci muoviamo nel campo delle ipotesi e che queste ipotesi sono talmente estreme che non è possibile verificarle, ma è altrettanto vero che lo facciamo utilizzando le conoscenze che abbiamo e rimanendo nel campo del "possibile". Per me questo film è stata una rivelazione, è bellissimo. Non potevo sottrarmi a questa lettura.
giovedì 17 ottobre 2019
Great Jones Street
Una sensazione di immobilità, di impossibilità a sottrarsi agli eventi. Questa è la sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo di De Lillo. La rockstar si isola dal mondo, dalla gente, dal rumore, si chiude in un appartamento in Great Jones Street. Ma l'isolamento fisico non ti isola dalla realtà. Il mondo entra, penetra dalle fessure di porte e finestre. La violenza bussa alla porta ed è un infierire e un procurare dolore totalmente gratuito. Il protagonista subisce passivamente gli eventi, incontra nel suo appartamento la passione, la tragedia, la noia, la promessa di una nuova droga, il fondamentalismo, la resa.
Non uno dei miei De Lillo preferiti ma merita di essere letto. Sensazioni di smarrimento, inadeguatezza, solitudine... la vita insomma.
Non uno dei miei De Lillo preferiti ma merita di essere letto. Sensazioni di smarrimento, inadeguatezza, solitudine... la vita insomma.
lunedì 23 settembre 2019
Fire in Cairo!
Primo disco dei Cure, e primo pezzo dei Cure che adoro:
-traduzione-
L'azzurro svanisce lentamente
Le piccole valli d'oriente
Catturano il sole che muore
Arriva la notte
Silenziosa e nera
La pozzanghera
Riflette il posto solitario
Dove ti incontro
Vedo la tua testa nella luce morente
E nell'oscurità
I tuoi occhi brillano radiosi
Bruciano come fuoco
Bruciano come fuoco in Cairo
Bruciano come fuoco
Bruciano come fuoco in Cairo
Il velo rosso cremisi cangiante
Fianchi di seta
Ondeggiano sotto la mia mano
Labbra turgide
Sussurrano il mio nome
E bramo
Che tu mi prenda tra le tue braccia
Ed inizio a bruciare
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
Poi il caldo svanisce
Ed il miraggio sfuma
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
F-U-O-C-O-A-L-C-A-I-R-O
...
Il ramo spezzato
Karen Green, compagna di D.F.Wallace, torna a casa un giorno dal lavoro e trova il marito impiccato a una trave di casa. Dopo alcuni anni scrive una sorta di memoir sul dolore e la perdita. Un libro strano, un misto di frasi, poesia, pensieri, flashback, corredato da immagini/francobollo, creazioni fatte di disegni e parole. Ero restio a leggerlo, pensavo si trattasse di mercificazione, ma sbagliavo.
E' una lettura intensa, dura, commovente, evocativa. Spiazzante e poco significativa però per chi non ha letto e amato Wallace. Requisito fondamentale per provare la giusta dose di empatia, dolore e solitudine è quella di conoscere le opere di Wallace e la sua non facile visione della realtà in cui viviamo. E oltre a leggere le sue opere, prima di avventurarsi in questo libro della Green, consiglierei di farsi un'idea della vita di Wallace e le sue vicissitudini, leggendo magari D.T. Max (ogni storia d'amore è una storia di fantasmi) o David Lipsky (come diventare se stessi). Se vi piace Wallace, leggere questo libro sarà un pugno allo stomaco, un assaggio della disperazione quotidiana di chi ha condiviso parte della sua esistenza con un uomo dotato di una "vista" sopra la media, un bagno di dolore e solitudine. Lo stesso David diceva: mi piacerebbe che la letteratura fosse un antidoto contro la solitudine.
Un paio di frasi tratte dal libro:
"Nella parte della malattia di nella salute e nella malattia non siamo affatto morti di noia nella luce verde sedano della nostra stanza col soffitto aperto e le travi cremose che fermati qui si collegano alle travi esterne sulle quali sono sbocciate le rose fermati qui e dove hai pensato a me o forse hai chiamato il mio nome oppure hai chiamato mamma oppure hai chiamato l'impulso sbagliato o casuale."
"Mi angoscia l'idea di averti spezzato le rotule quando ti ho tirato giù. Continuo a sentire quel rumore. Voliamo via dal mondo, no, come angeliche schegge di proiettile, ma allora perché quaggiù è tutto così pesante?"
E' una lettura intensa, dura, commovente, evocativa. Spiazzante e poco significativa però per chi non ha letto e amato Wallace. Requisito fondamentale per provare la giusta dose di empatia, dolore e solitudine è quella di conoscere le opere di Wallace e la sua non facile visione della realtà in cui viviamo. E oltre a leggere le sue opere, prima di avventurarsi in questo libro della Green, consiglierei di farsi un'idea della vita di Wallace e le sue vicissitudini, leggendo magari D.T. Max (ogni storia d'amore è una storia di fantasmi) o David Lipsky (come diventare se stessi). Se vi piace Wallace, leggere questo libro sarà un pugno allo stomaco, un assaggio della disperazione quotidiana di chi ha condiviso parte della sua esistenza con un uomo dotato di una "vista" sopra la media, un bagno di dolore e solitudine. Lo stesso David diceva: mi piacerebbe che la letteratura fosse un antidoto contro la solitudine.
Un paio di frasi tratte dal libro:
"Nella parte della malattia di nella salute e nella malattia non siamo affatto morti di noia nella luce verde sedano della nostra stanza col soffitto aperto e le travi cremose che fermati qui si collegano alle travi esterne sulle quali sono sbocciate le rose fermati qui e dove hai pensato a me o forse hai chiamato il mio nome oppure hai chiamato mamma oppure hai chiamato l'impulso sbagliato o casuale."
"Mi angoscia l'idea di averti spezzato le rotule quando ti ho tirato giù. Continuo a sentire quel rumore. Voliamo via dal mondo, no, come angeliche schegge di proiettile, ma allora perché quaggiù è tutto così pesante?"
martedì 10 settembre 2019
...il lettore diventa Dio
"E' interessante come in genere l'arte ancora si rifiuti di accettarlo, mentre la scienza da ormai del tutto per scontato il fatto che la separazione fra soggetto/osservatore e oggetto/esperimento è impossibile. E' stato dimostrato che osservare un fenomeno quantistico altera il fenomeno stesso. Alla letteratura piace ignorare le conseguenze di questo dato di fatto. Pensiamo ancora che una storia "cambi" le emozioni del lettore, i suoi ragionamenti, forse addirittura la sua vita. Non ci piace l'idea che la storia condivida la sua valenza con il lettore. Ma la vita del lettore "al di fuori" della storia cambia la storia. Si potrebbe dire che influisce soltanto "sulla sua reazione alla storia". Ma queste cose sono la storia. E' qui che il post-strutturalismo di Barth e di Derrida mi ha aiutato di più, come scrittore: una volta che ho finito di scrivere, di base sono morto, e probabilmente è morto anche il testo: diventa puro e semplice linguaggio, e il linguaggio non vive soltanto nel lettore ma attraverso il lettore. Ai fini del testo, il lettore diventa Dio."
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